gli INGEGNI IMPAZIENTI della

"Cerini da Viaggio è un motore alimentato dal propellente della creatività e messo in moto dalla comunità solidale di tutti gli ingegni impazienti. Genera conoscenza connessioni incontri, alimenta passioni, traduce sogni in scintille e non danneggia l'ozono!"

Home » silvia antonini
Tag correlati: lo spot col plot, incontri, webdrome
lunedì, 19 febbraio 2007
Bambole, ovvero quello strano mondo fatto di star e fashion
C’è un momento nella vita di ogni donna che cambia definitivamente il corso degli eventi, ed è quando si abbandonano le bambole. È un momento forse ancora più importante del menarca, anche se spesso è concomitante, perché è lì, quando si prende in mano la bambola e non si sa che farsene, che la mente ha preso nuove strade definitive.
Oh, i segnali c’erano già stati. La Barbie, fino ad allora pilota indomita di macchine sportive rosa e proprietaria di camper decorati a fiori, da qualche tempo è diventata una vogliosa sporcacciona. Il Ken le sta sempre addosso, e nessuno dei due porta la biancheria intima a mostrare, almeno, un minimo di decenza. Nel bel bagno di plastica viola, con vere bolle di sapone nella vasca, si consumano gli amplessi più lussuriosi. Per non parlare delle orge tra il bambolotto, di solito uno solo nella collezione, e il resto delle varie Barbie o Skipper, a cui magari crescono pure i seni girando opportunamente il braccio.
Insomma, prima di finirla con le bambole c’è la fase sesso simulato, poco prima di prendere il tutto e metterlo nel classico scatolone destinato all’esilio in cantina. Con grande sollievo della mamma, la quale finalmente può riprendersi i due ripiani dell’armadio che erano stati adibiti a casa della bionda snodabile californiana (perché non si è accorta di quanto vi è successo fino a quel momento).
Ma c’è una cosa che nel cervello di ogni ex bambina, o futura donna, non smette mai di creare fascino: il cambio dei vestiti. La dipendenza da Barbie non nasce tanto dai vari accessori, quanto dai suoi meravigliosi abiti, vera croce per il portafoglio dei genitori. Perché tutte le femmine, siano esse di piccole dimensioni o adulte, adorano giocare con il look. Il proprio o con quello dei figli, la materializzazione in carne e ossa dei giocattoli dell’infanzia.
Succede che chi non ha potuto sbizzarrirsi con le Barbie l’ha fatto con le figurine di carta. Donnine ritagliabili da abbigliare con un guardaroba altrettanto cartaceo. Un gioco che rappresentava un surrogato, ammettiamolo. E che oggi sembra essere passato di moda, almeno nella sua versione fisica.
C’è quindi chi ha pensato di trasferirlo in un ambiente virtuale. Si chiama Stardoll.com, ed è una community per adolescenti a cui si offre la possibilità di vestire le star.

Continua a leggere

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di silvia antonini, webdrome
Link | |
venerdì, 26 gennaio 2007
Pneumatici d'autore
Meglio lo spot col plot, o il plot con lo spot?
the call
Ai posteri l’ardua sentenza, ma l’importante è non fare... flop.
Per saperlo dovremmo scoprire quanti pneumatici ha venduto la Pirelli dopo aver lanciato la nuova strategia di comunicazione basata su un articolato connubio tra arte cinematografica e messaggio pubblicitario.
Il primo esperimento risale allo scorso marzo, con la realizzazione del corto “The call”, dieci minuti ad alto tasso emotivo tra preti esorcisti con la faccia di John Malkovich e il diavolo che veste i panni di Naomi Campbell. Firma la regia Antoine Fuqua, reduce da “King Arthur”, dimenticabile film il cui unico pregio sarebbe quello di raccontare con maggior fedeltà filologica la leggenda di Re Artù.

Roma è il teatro di questo adventure esoterico dalle tinte caravaggesche che secondo le intenzioni del marketing aziendale dovrebbe raggiungere un pubblico di giovani, dato che si avvale di un mezzo alternativo come internet, tra l’altro gratuito. Una bella forma di democrazia, se è vero che in questo modo il consumatore può scegliere di usufruire o meno del messaggio pubblicitario.
I cliché della storia demoniaca ci sono tutti. La macchina infernale, il male impersonato da una donna ovviamente bella e ovviamente dalla pelle scura, il sintonizzatore dell’autoradio che si posiziona sulle frequenze 66.6, l’uomo giusto, incrollabile davanti alle provocazioni di Belzebù. E poi ci sono loro, le ruote che garantiscono la migliore presa sul terreno, perché “il potere non è niente senza il controllo”. Il tutto scaturito dalle penne della Leo Burnett, con la complicità produttiva della Movie Magic International.
Sembrerebbe un po’ tardi per parlare di “The Call”, che peraltro è tutt’ora visibile sul sito della Pirelli Film (ma dotatevi di connessione iper potente e veloce, o vi accorgerete di essere invecchiati davanti al video prima di averne visto la fine). Il fatto è che l’azienda di pneumatici ha deciso di alzare il tiro, e ha concluso la produzione di un nuovo corto. Il cast tutto al femminile è da applauso: si tratta di Uma Thurman e Kathryn Bigelow. L’adrenalinica regista e l’attrice più amata da Tarantino sono state viste a Los Angeles mentre giravano il nuovo commercial, che si dovrebbe intitolare "Mission Zero". Anche in questo caso viene facile fare qualche associazione di idee. Firma ancora la Leo Burnett, mentre la realizzazione è di The Family.
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di silvia antonini, lo spot col plot
Link | |
mercoledì, 08 marzo 2006
Gocce d'inchiostro su pellicole roventi
L’universo del giornalismo cinematografico in cinque puntate, a cura della Macchina dei Sogni
Intervista a Mauro Gervasini, coordinatore didattico del corso
Scrivere di cinema: uno dei sogni più ricorrenti per gli appassionati della settima arte.
Chi non ha fantasticato, almeno una volta, sulla possibilità di diventare giornalista cinematografico?
E’ questo il tema del prossimo corso organizzato dalla Macchina dei Sogni, a partire dal prossimo 6 aprile, che ha come obiettivo quello di individuare e esplorare le possibili forme di comunicazione intorno al cinema. Alla guida dei cinque incontri che costituiscono il corso, Mauro Gervasini, giornalista, redattore di Film Tv, Nick, Dvd Cult, grande appassionato di “polar”, il poliziesco alla francese, di cui ha scritto diffusamente e parlato l’anno scorso proprio alla Macchina dei Sogni. Gervasini, che collabora anche con Radio Popolare, Segnocinema e Nocturno Cinema, tra il 1994 e il 1997 è stato membro del comitato di redazione di Duel, oggi Duellanti, il mensile di cultura intorno al cinema creato da Gianni Canova.
La Macchina dei Sogni lo ha incontrato per raccontare, in anteprima, quali saranno le linee guida del corso: «Mi piacerebbe soprattutto che si capisse che il giornalismo cinematografico ha una sua specificità e una sua dignità, nonostante parta dagli stessi presupposti che regolano altri ambiti dell’informazione, come la cronaca, o lo sport. Ma soprattutto vorrei fosse chiaro che si tratta di qualcosa di molto diverso dalla critica, di cui parleremo ma sulla quale non ci focalizzeremo».
- Non ci potremo esercitare con recensioni e stroncature, dunque?
Naturalmente dovremo affrontare anche il tema delle recensioni, ma non nello specifico. Cercheremo piuttosto di imparare le regole del giornalismo cinematografico, e di capire quali sono gli ambiti di applicazione dello stesso, dalla carta stampata, a internet, alla promozione.
- Ci sarà un incontro dedicato agli uffici stampa?
Si, e per l’occasione avremo l’onore di ospitare Lorena Borghi, una delle più quotate professioniste del settore. Ho pensato che fosse importante affrontare l’aspetto della comunicazione sul cinema, perché le opportunità di lavoro nel giornalismo non sono infinite, quindi è giusto parlare dell’addetto stampa come possibilità professionale in questo mercato.
- Il corso prevede anche un altro appuntamento con un esperto...
Incontreremo Ezio Alberione, con il quale affronteremo il caso “Duellanti”, di cui è curatore. Ho voluto inserire questa testimonianza nel corso per parlare dei giornali di nicchia e in particolare di questo mensile che rappresenta una voce molto speciale nel panorama dell’informazione cinematografica e, tra l’altro, è stato oggetto di una serie di polemiche da parte delle altre testate specializzate italiane.
- Si parlerà anche di informazione cinematografica in rete?
Di fatto la rete non è che un supporto diverso dalla carta, ma i contenuti non cambiano. Va però affrontato il tema dell’autorevolezza dell’informazione fatta sul web, che spesso è realizzata in forma volontaria e gratuita, con tutti i limiti che questo comporta. Vi sono però delle webzine molto interessanti, di cui vale la pena parlare.
- Il corso prevede anche una parte dedicata alle esercitazioni pratiche?
Certamente, anzi, partiremo subito con una serie di temi da sviluppare, in formati e lunghezze diverse. Cercheremo di sviluppare sia la capacità di realizzare un articolo ampio, di almeno due cartelle, e la sintesi, preparando pezzi di 500 battute. Soprattutto è importante saper sintetizzare: questo, in tutti i campi del giornalismo.
 
UPDATE 6-4-2006: Ezio Alberione non potrà essere con noi. Con grande tristezza abbiamo saputo che è venuto a mancare all'affetto dei suoi cari. La sua penna sopraffina ci mancherà molto e soffriamo nel sapere che non potremo piu' incontrarlo.
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di incontri, silvia antonini
Link | |
mercoledì, 08 marzo 2006
Perché amo il cinema di Hong Kong
Alberto Pezzotta racconta e si racconta
Sguardi impenetrabili e un’incomprensibile codice d’onore, arti marziali e combattimenti, storie sanguinose di criminali senza pietà. Più o meno è questo l’immaginario di cui è avvolto il cinema dell’estremo Oriente, soprattutto per lo spettatore occidentale che fatica a comprenderne i linguaggi, e nonostante ciò resta profondamente affascinato dalle malie della cinematografia con gli occhi a mandorla.
Si potrebbe chiamare “call of the East”, più o meno quello che ha catturato l’interesse di uno dei critici cinematografici più quotati del panorama italiano. Alberto Pezzotta, classe 1965, autore di un glorificato saggio sulla regia di Damiano Damiani, edito dalla Cineteca del Friuli, insieme a una lunga serie di libri di cinema. Giornalista del Corriere della Sera, oltre che di una quantità di pubblicazioni specializzate tra cui Ciak, collabora al Dizionario Mereghetti, alla Storia del cinema mondiale, e italiano. Si occupa anche di traduzioni letterarie. La Macchina dei Sogni l’ha incontrato lo scorso 23 febbraio in qualità di esperto del cinema di Hong Kong e qui, in una intervista esclusiva, racconta come ha coltivato la sua grande passione.
- Come hai cominciato a studiare il cinema del Far East, e in particolare perché ti sei focalizzato su Hong Kong?
Negli anni 80 erano pochi i film di Hong Kong che arrivavano nelle sale italiane, come Storie di fantasmi cinesi, che penso sempre sia bellissimo. Si intuiva appena che universo ci fosse dietro. A farmi venire voglia di approfondire penso sia stato il numero Made in Hong Kong dei Cahiers du Cinéma del 1984 e curato da Olivier Assayas, letto con qualche anno di ritardo, e le testimonianze sempre più entusiaste di Martin Scorsese e Walter Hill sul regista di The Killer (John Woo, ndr). Poi, nei primi anni ‘90, ho cominciato a conoscere altri coetanei e ragazzi più giovani con la stessa passione, spesso di estrazione molto diversa. Veniva spontaneo avvicinarsi a Hong Kong perché era molto facile trovare i vhs con i sottotitoli inglesi, al contrario che con il cinema giapponese. E poi, certo, la sintonia e l’affinità elettiva con i tanti generi di quel cinema man mano scoperti: prima i noir di Jhon Woo, i fantasmi e i wuxiapian, poi gli autori della new wave, poi Wong Kar-wai (nel 1994 a Locarno nessuno si era filato Chungking Express...), poi le commedie e i film comici di Stephen Chiau... Gli unici film che non sono mai riuscito ad amare sono quelli di Bruce Lee.
- Come coltivi questa passione? Viaggi, fai ricerca, hai incontrato degli autori che ti hanno colpito?
A Hong Kong sono stato solo due volte, prima e dopo l'handover. L'intervista più bella l'ho fatta con Anthony Wong nel bar di un albergo: non avevo idea di che persona potesse essere l'attore che interpretava il serial killer di Untold Story (regia di Danny Lee e Herman Yau, ndr), ero anche un po' in apprensione. Ero il secondo occidentale che lo intervistava, era scatenato e me ne ha raccontate di tutti i colori sui piani bassi del cinema di Hong Kong. Seguire le novità, nell'era di internet, è facile, comprare dvd è facile e relativamente econonico. E poi in Italia c'è il Far East Film Festival di Udine che ha fatto tanto per diffondere la conoscenza di questo cinema.
- Qual è il genere che preferisci e perché?
Il wuxiapian di King Hu per me è una delle vette del linguaggio filmico di tutti i tempi. Mai visto un montaggio così geniale applicato a una poetica della meraviglia e della pesantezza della realtà. Tsui Hark e Patrick Tam, due dei miei registi preferiti, vengono da lì.
- Da qualche parte ho letto una tua critica alla critica cinematografica. E' veramente inutile? Per te che cosa significa fare il critico? Tra l'altro a breve presso la Macchina dei Sogni comincerà un corso di giornalismo cinematografico. Vorrei sapere qual è la tua opinione sull'informazione legata al cinema oggi, e come pensi che dovrebbe essere.
Più che inutile mi sembra ininfluente nell'industria mediatica contemporanea, e i caporedattori dei giornali l'hanno capito, o forse ne sono stati la causa riducendo gli spazi? Oggi di cinema sui giornali si parla male, in modo superficiale, e spesso nel posto sbagliato. Nelle pagine degli spettacoli si scrive di televisione, in quelle di cronaca compare il box su "i film che parlano della pena di morte" e simili. La critica vecchio stile è sostituita dalle anticipazioni e dai pezzi di colore, spesso fatti da chi non ha ancora visto il film. Quanto a cosa significa fare il critico, risponderei: essere pagati per andare al cinema! È un privilegio. che poi si dovrebbe cercare di utilizzare in modo socialmente e politicamente utile, difendendo i deboli, combattendo i potenti, aprendo gli occhi a chi legge sulla mediocrità che ci circonda.
- Tu fai anche il traduttore di opere letterarie. Che tipo di libri hai tradotto? Ti viene mai voglia di intervenire sui testi che traduci? E se sei autorizzato a farlo, come riesci a rispettare comunque il testo?
Ho tradotto romanzi di Barry Gifford, Hanif Kureishi, Harry Crews, James Dickey, Mary Woronov, Derek Raymond. Ho cercato di tradurre libri con cui fossi in sintonia. Ti viene voglia di intervenire sui libri brutti, ma non puoi e non devi. Al massimo smorzi un aggettivo, sveltisci un periodo. Non di più.
- Quale tra le tante attività di cui ti occupi, consiglieresti al tuo miglior amico? E quale al tuo peggior nemico? Perché?
Vedere i film che escono in sala senza poter scegliere è spesso avvilente. Meglio che lavorare in catena di montaggio, ma il senso di espropriazione del proprio tempo è grande. Tradurre è bello ma pagano troppo poco. Non è che gli editori siano cattivi, è che il mercato librario italiano è troppo piccolo.
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di incontri, silvia antonini
Link | |
venerdì, 17 febbraio 2006
Quanto tira la patatina...
se a mangiarla è Rocco?

“Pa, pa, compra le patate, il cibo meno caro che c’è...”
Così cantava Michelle Pfeiffer alla fine di I Favolosi Baker, mentre dava il due di picche a un clamoroso Jeff Bridges, l’uomo in merito al quale l’affermazione “zozzo è sexy” assume un grado di realismo quasi doloroso.
Nella mia accezione vagamente naif di tutto ciò che è allusione sessuale, non colsi l’estrema ironia di questa battuta, rivolta da una donna all’uomo che tornava a cercarla per passare qualche altra bella notte di passione. Ma ora mi torna alla mente, mentre apprendo che l’ex attore hardcore Rocco Siffredi è il protagonista di uno spot che pubblicizza il marchio di patatine fritte Amica Chips.
La macchina da presa lo ritrae ai bordi di una piscina in stile hollywoodiano che potrebbe essere quella di Hugh Hefner, circondato da ragazze avvenenti, come ancora oggi il vetusto patron di Playboy. Il film è stato girato a Tigre, una sorta di Beverly Hills accanto Buenos Aires, da Armando Bo, giovane regista argentino che ha già all’attivo un bronzo a Cannes.
Il marchio Amica Chips non è nuovo alle provocazioni in termini di erotismo, ricorderete quando lo slogan “la patina tira” campeggiava di fianco al sorriso di Maria Teresa Ruta.
La Leo Burnett firma l’ironico filmato, che non si risparmia nulla. Icone machiste (ragazze che afferrano la patata con i denti direttamente dalla mano di Rocco); sfoggio di forma atletica (Rocco si tuffa in piscina con capriola: applausi); un tono leggero e patinato da softporno anni ’70. E infine primo piano di Rocco con, accanto, un’innocente cesto di frutta, in cui fanno bella mostra di sé due polpose banane. Un chiaro riferimento alla dimensione artistica (copyright: Elio e le Storie Tese) dell’emulo di un altro celeberrimo divo del cinema a luci rosse, l’ormai mitico e compianto John Holmes. Senza, peraltro, poterlo raggiungere: al seppur notevole “talento” dell’abruzzese mancano come minimo sei (ma forse dieci!) centimetri. Da tempo il Nostro sta cercando di accreditarsi come attore “mainstream”, dice che lo fa per rispetto della moglie – la bella Rosza Tassi, comparsa nello spot – e soprattutto dei figli.
Lo si è visto dare prova delle sue capacità in due pellicole di Cathérine Breillat, Romance del 1999, e Anatomie de l’enfer del 2004.
Ma a mio parere questa della patatina è senz’altro la sua migliore prestazione.... ooops!
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di silvia antonini, lo spot col plot
Link | |
giovedì, 02 febbraio 2006
CittĂ  miracolose
... ovvero che fine ha fatto il turismo a Milano?

Poco più di due anni per ripristinare il teatro alla Scala e per costruire il teatro Arcimboldi. Un vero miracolo, di quelli che solo Milano sa fare, secondo il sindaco Gabriele Albertini, nell’opuscolo che spiega tutte le belle cose fatte in dieci anni dall’amministrazione comunale uscente.
Il miracolo di New York: far chiacchierare un tacchino e un padre pellegrino a proposito di quanto è bello farsi una vacanza a Manhattan, anche dopo una tragedia come quella dell’11 settembre. Lo racconta Rudy Giuliani, nella campagna per la promozione del turismo nella Grande Mela realizzata per conto dell’Office of the Mayor da Bbdo Worldwide nel novembre del 2001.
Anche l’opuscolo di Albertini è stato inviato a novembre. Sarà forse una coincidenza, così come potrebbero esserlo i numerosi riferimenti a New York: per il nostro sindaco il polo urbano nato nell'area ex Fiera sembrerà un po' il Central park.
Ma tutto questo cosa c’entra con quaccheri nerovestiti e pennuti da mettere in forno? Beh, nessuno più di questi due capisaldi della tradizione americana rappresenta il sogno made in Usa, quel miracolo che ha continuato tenacemente a sopravvivere anche dopo l’attacco alle due torri.
“New York miracle: be a part of it”. Venite a trovarci. Prima di lasciare la poltrona di sindaco al suo successore e collega di partito Mike Bloomberg, Giuliani fa appello all’orgoglio dei suoi cittadini e si spende personalmente per raccontare a tutti gli altri americani che New York non è stata messa in ginocchio. Infatti la comunicazione vince anche un New York Pride, tra i vari ori e menzioni dei principali premi internazionali destinati alla comunicazione pubblicitaria.
Alla chiamata rispondono cittadini eccellenti, Woody Allen in testa, con Ben Stiller, Kevin Bacon, oltre alla show woman Barbara Walters, all’ex campione di baseball Yogi Berra, che ha militato nei Mets e negli Yankees, e a un’istituzione come Henry Kissinger. Anche Robert De Niro e Billy Crystal sono della partita; nei panni rispettivamente del padre pellegrino e del tacchino raccontano la loro New York davanti alla macchina da presa di Barry Levinson. Il regista di “Rain Man” (ma non solo; e poi è anche produttore, autore, a volte attore) firma il soggetto che più rappresenta lo spirito vitale di questa città “fottutamente pazzesca che è New York” (Jim Carroll, "The basketball diaries").
Ci si potrebbe chiedere se gli arditi paralleli accennati da Albertini abbiano una qualsiasi corrispondenza con la realtà. In tal caso, sarebbe bello sapere che fine ha fatto il turismo a Milano, schiacciato tra una fiera e una settimana della moda.
Bisognerebbe domandarlo ai milanesi che ogni fine settimana disertano i quartieri per raggiungere un confortevole lido lontano da qui. "E perché mai?", gli si potrebbe dire, dato che il verde cittadino è circa sei volte il Central Park?
Ma soprattutto, dov'é il nostro tacchino dell'amicizia?

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di silvia antonini, lo spot col plot
Link | |
lunedì, 05 dicembre 2005
Lo spot col plot
La pubblicità è una forma d'arte? NAAAA! urlarono inorriditi i dieci cinefili radunati nella saletta di periferia per seguire la retrospettiva dedicata a Ozu.
E invece la notizia è che si! la pubblicità può essere anche un bel prodotto artistico. Ovviamente nei limiti dell'obiettivo che la pubblicità si dà. Ma ci sono tanti registi, tanti Maestri, che hanno regalato alla pubblicità un po' del loro tocco magico.
Non è nemmeno difficile individuarli. Perché spesso in quei trenta secondi hanno saputo ricreare l'atmosfera così speciale che rende la loro opera inimitabile. Qualche nome? Mah, per esempio Woody Allen. O Federico Fellini. Oppure Martin Scorsese, John Woo, David Fincher, Spike Lee. Ce ne sono tanti. Anche Gabriele Salvatores... Come? Salvatores non è un maestro? Ma se ha persino vinto l'Oscar!
Ora dirò qualcosa che pochi sanno. La pubblicità l'hanno inventata i fratelli Lumière! Sono proprio loro a firmare il primo spot della storia per la polvere da bucato Sunlight. Se non è uno sdoganamento questo... Da allora la commistione tra pubblicità e cinema ne ha fatta di strada. Adesso non basta ingaggiare qualche mostro della regia per fare un bello spot. Adesso ci vuole anche la storia. Breve, eccitante, piena di ritmo.
Nascono i corti pubblicitari, li fanno soprattutto le case automobilistiche: Bmw, Lancia, Citroen, Volvo. Ci recitano le star di Hollywood e alcuni sono proprio bellissimi. Ma il primo cult del genere, secondo me, è firmato da un regista che sul Mereghetti del 2004 nemmeno compare: Jean Paul Goude. C'è un'enorme bocca d'acciaio che sputa una Citroen CX. Alla guida, l'icona nera degli anni Ottanta, la donna più spaventosamente e pericolosamente sexy dell'era dell'edonismo. Dopo un percorso consumato a velocità supersonica, la donna finisce per essere ingoiata da sé stessa. Chi è questa incredibile femmina?
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di silvia antonini, lo spot col plot
Link | |
Pagine:

rubriche
Cerinpolitik
Dai Balcani
Daily Dreams
Deux Ex Macchina
Diario di una sala
DiVine immagini Digitali
Eventualmente...
Incontri
lo Spot col Plot
Lost in Style
Narratori di Storie
Ombre elettriche
Scusi, dov'è il Duomo?
Segnalazioni
Webdrome

NARRATORI DI STORIE
I racconti dei macchinisti della Macchina dei Sogni

OMBRE ELETTRICHE
Saggi e recensioni dei macchinisti della Macchina dei Sogni

Archivio
oggi
--- 2008 ---
luglio 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
--- 2007 ---
novembre 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
--- 2006 ---
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
--- 2005 ---
dicembre 2005
Siti Amici
Alessandro Barile
Cartavetra
Donne e conoscenza storica
Giacomo Gatti
Macchina dei Sogni
Mad283
PASSIaTEMPO
RoundAbout Midnight
Tempo Dispari 76
INGEGNI IMPAZIENTI
Chicca Profumo
Silvia Antonini
Bramante
Dario DonĂ 
Ellen
Giacomo Gatti
Roberta Gnagnetti
Lio
Anna Miceli
SaraTheHutt
Ilaria Serina
CONTATTACI
Cerini da Viaggio
La Macchina dei Sogni
BOTTONI

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
Technorati blog directory
Blog Flux Directory
Arts Blog Top Sites
Motore di ricerca Digger
Aumenta-Page-Rank

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Segnala il blog
  • Powered by Splinder


Weblog Commenting and Trackback by HaloScan.com
DISCLAIMER

Questo blog e' un prodotto amatoriale e non editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001. Premesso che tutto il materiale pubblicato su Internet e' di dominio pubblico, se qualcuno riconoscesse proprio materiale con copyright e non volesse vederlo pubblicato sul blog, non ha che da darne avviso agli autori del blog , e sara' immediatamente eliminato. Si sottolinea inoltre che cio' che e' pubblicato sul blog e' a scopo di approfondimento, di studio e comunque non di lucro.

Creative Commons License
Licenza Creative Commons.
CONTATORE




Cerini da Viaggio by la Macchina dei Sogni usa una Licenza Creative Commons
Splinder logo
ultimi post | tag | utenti online | foto | video | audio
crea il tuo blog gratis su Splinder | scopri il nuovo cinema.it