gli INGEGNI IMPAZIENTI della

"Cerini da Viaggio è un motore alimentato dal propellente della creatività e messo in moto dalla comunità solidale di tutti gli ingegni impazienti. Genera conoscenza connessioni incontri, alimenta passioni, traduce sogni in scintille e non danneggia l'ozono!"

Home » scusi dovè il duomo
Tag correlati: roberta gnagnetti
martedì, 13 novembre 2007
Un quadro che vale una mostra
Un'occasione da non perdere. L'universale capolavoro di Antonello da Messina, l'Annunciata di Palermo, al Museo Diocesano è assolutamente da vedere.
E non lo dico per fare mera e commerciale pubblicità, dato che a me non viene in tasca nulla. Lo dico perché ci credo.
La Sicilia è lontana e non capita spesso di poter ammirare un'opera di così grande valore. La storia del pittore è ancora per molti versi un mistero e proprio per questo ancor più affascinante. Antonello è un artista fuori dagli schemi, che si forma in una terra lontana dai centri più attivi e famosi di produzione artistica della seconda metà del Quattrocento, la Sicilia e poi Napoli. Non ha avuto grandi maestri e ci si chiede da dove sia venuto tanto talento.
Antonello è un ottimo esempio di assorbimento di stimoli. Vede e conosce soprattutto l'arte non italiana, quella fiamminga, francese e spagnola. Ha contatti con Venezia, ma non si può dimostrare niente d'altro.
Ha mai visto opere di Piero della Francesca? O dei grandi toscani del periodo? Non si sa, probabilmente no. E allora è davvero geniale. Perché sperimenta, prova e riprova, emula e inventa. Sembra fiammingo per la qualità della pennellata e per l'uso massivo dell'olio come legante per i pigmenti, ma non è fiammingo.
Volumetrico e potente e, allo stesso tempo, delicato ed emozionante, sembra mettere insieme le istanze più diverse dell'arte del periodo. Con successo. L'Annunciata è un exemplum di queste sue capacità. Pone la Madonna di tre quarti come i protagonisti dei suoi già famosi ritratti, posa che deriva direttamente dal nord Europa, ma la costruisce con un'esattezza spaziale degna del miglior italiano. La perfezione formale, che spesso porta con sè freddezza di sentimenti, qui è invece accompagnata da una fortissima vibrazione emozionale.
Lo si capisce subito, alla prima occhiata.
Avevo già visto l'opera l'anno scorso a Roma, nella mostra al Quirinale dedicata all'artista. E mi sono ritrovata in lacrime.
Continua a leggere
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di roberta gnagnetti, scusi dovè il duomo
Link | |
lunedì, 12 febbraio 2007
Gita all'hangar
All’Hangar Bicocca si è aperta una mostra di videoarte. Il titolo è “Collateral” e la tematica affrontata è il rapporto tra il cinema e l’arte. L’argomento è interessante, ma già ci troviamo di fronte a un fraintendimento: quale arte? Quella che viene presa in considerazione nella mostra è esclusivamente l’arte video. E va benissimo. Ma perché non dirlo un po’ meglio? Allora: “Collateral” è una mostra che ha come tema portante il rapporto tra il cinema e la videoarte. E la cosa diventa non solo interessante, ma intrigante: ci troviamo su un confine molto sottile, a mio parere. Cinema e videoarte hanno in comune una cosa fondamentale: il medium. Allora potrebbe essere davvero illuminante vedere come gli artisti del video si pongono nei confronti del cinema: quasi si potrebbe ricreare quella rivoluzione che scombussolò l’arte visiva prima con l’invenzione della fotografia e poi con il cinematografo. Senza dimenticare che, se il cinematografo non fosse stato inventato, non esisterebbe l’arte video…
L’unico piccolo problema delle opere che ho visto all’Hangar Bicocca è che gli artisti presentati, quasi tutti, non sembrano prendere in considerazione il cinema come arte. E questa posizione, comprensibile forse nel 1900 (ma già c’era qualcuno che non la pensava così), oggi è assolutamente inaccettabile. Quello che ho visto mi è sembrato tanto un rigurgito postumo di pop art, con i film e gli attori considerati solamente come prodotti della cultura bassa di intrattenimento. Ho visto una riflessione mancata sul prodotto cinematografico, come se a questi artisti mancassero dei passaggi fondamentali, come non sapessero nulla a proposito dell’oggetto della loro indagine. Infatti quello che ho visto non è né una riflessione sull’arte, né un’indagine sul cinema, né una seria importazione di un possibile dialogo. Insomma: nulla.

Continua a leggere

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di roberta gnagnetti, scusi dovè il duomo
Link | |
venerdì, 07 aprile 2006
Avventura a Casa Boschi
Sabato 11 marzo a Milano sono successe molte cose.
Non solo alla città, che si è vista invasa da dimostranti di qui e di là, ma anche a me.
Nell’anniversario delle bombe a Madrid esponenti della destra più destra, come si sa, avevano organizzato una manifestazione. Autorizzata.
Dimostranti autonomi ne hanno organizzata un’altra. Non autorizzata.
Il resto è cronaca, ancora attuale.
Il fatto è che proprio quel giorno avevo deciso di portare mio padre, cavia per eccellenza delle mie ansie, a visitare un luogo molto bello e praticamente sconosciuto: la Casa-Museo Boschi-Di Stefano.
Non sapevo nulla della manifestazione, ma si dà il caso che la Casa-Museo sia in via Jan 15, cioè a due passi dal luogo del casino. E si dà il caso che, con molte difficoltà logistiche e ignari di tutto, io e il mio papà siamo arrivati in Buenos Aires proprio una mezz’oretta dopo gli incendi e i disordini. Tralascio il racconto di come il tram non arrivava, della metro rossa che si è fermata a San Babila e della passeggiata a piedi fino a Buenos Aires… tralascio anche i commenti che ho sentito sul luogo (capisco la rabbia, ma…) del tipo: “E qui c’è gente che questi li manderebbe al governo!”, parlando di chi ha incendiato macchine e negozi…
Tralasciando, quindi, simili amenità, giungo a quello che è il mio compito: parlarvi di questo museo pressocchè sconosciuto. Ancora un pochino sconvolti dalla visione delle macchine nere in mezzo al corso e dal puzzo di bruciato, Massimo e Roberta entrano nel palazzo di via Jan 15. Bel palazzo, tra quelli storici di Milano: fu progettato, infatti, da Pietro Portaluppi negli anni Trenta. Nell’avvicinarsi si noterà, sicuramente, il bovindo, elemento inusuale dell’architettura nostrana. Al secondo piano di questo palazzo si trova un appartamento che è diventato sede espositiva: si tratta della casa dei coniugi Boschi, che oggi propone alle sue pareti una parte della loro immensa collezione di quadri. La collezione conta pi di duemila pezzi che coprono quasi tutto il Novecento, in particolare italiano. Nella casa ne sono esposte molte meno. Ovviamente. Per inciso va detto che questa collezione, donata dal Boschi al Comune di Milano, fa della collezione civica di arte italiana del Novecento quella più ricca d’Italia. Non tutti lo sanno per il semplice fatto che, a parte la Boschi, semisconosciuta, non esiste altro luogo dove ammirare tali opere. Chiuso l’inciso.

Continua a leggere

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di roberta gnagnetti, scusi dovè il duomo
Link | |
venerdì, 10 febbraio 2006
Una mostra da far girare la testa
Il 6 febbraio ha inaugurato una bella mostra alla Rotonda della Besana.
Lo spazio è splendido e la mostra interessante.
Nell’ambito delle mostre che il Comune di Milano (incredibile dictu!) sta organizzando su storici artisti milanesi, viene presentata, fino al 26 marzo, l’opera di Gianni Colombo e Grazia Varisco.
Maestri a Milano Questa idea degli organizzatori di accoppiare gli artisti per le esposizioni, devo dire, funziona (sempre che vengano accoppiati artisti che hanno qualcosa a che fare l’uno con l’altro…). In questo caso è così: Gianni Colombo e Grazia Varisco sono stati esponenti del Gruppo T di arte cinetica e qui presentano alcune loro opere in un dialogo a distanza. A distanza perché, in effetti, lo spazio è stato diviso in due parti ben evidenziate anche dalla dominante cromatica: mentre la parte dedicata a Colombo è dominata da colori scuri, quella dedicata a Grazia Varisco spicca per la luminosità dei pannelli bianchi. La mostra non costa troppo (5.00 € l’intero, 3.50 € il ridotto) ed è aperta dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.30 (chiuso il lunedì). In ogni caso, per essere sicuri di non trovarla chiusa, sarebbe consigliabile un colpo di telefono preventivo (si tratta pur sempre di Comune…).
Senza spendere troppe noiose parole sulla poetica dei due artisti, basti dire che da questa mostra si esce
spiazzati. Nel vero senso della parola. Il filo conduttore sembra essere lo squilibrio, lo sbandamento dello spettatore, che perde punti di riferimento e si ritrova a mettere in discussione le proprie certezze (prima fra tutte la capacità di camminare). Pensate agli anni Sessanta. Pensate a un mondo che sembrava ormai delineato e sicuro, tra boom economici e sicurezze lavorative. Pensate a un’architettura razionalista che si presentava solida e inattaccabile. Tutto questo viene a cadere nella riflessione artistica di quegli anni. Nell’arte programmata e cinetica un posto importante viene preso dalla macchina: congegni che autonomamente si muovono e portano avanti il loro lavoro sotto la spinta dell’energia elettrica. Cosa ci può essere di più certo?
Continua a leggere
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di roberta gnagnetti, scusi dovè il duomo
Link | |
martedì, 13 dicembre 2005
Caravaggio e l'Europa
Avete mai avuto una responsabilità così grande che il solo pensiero non vi faceva dormire la notte? Immagino di sì. Ora, le mie responsabilità non riguardano i grandi problemi del mondo, almeno non per ora, ma questioni un pochino più terra-terra.
Avete mai provato a imbucare un numero esorbitante di persone a una festa? Tipo che l’amico/a vi dice: se vuoi puoi portare un amico (UN amico) e voi ne portate 20? Ecco, una cosa del genere mi è capitata una domenica. Ma non per una festa, per una mostra… A volte mi capita di fare la guida turistica per mostre a Milano e ci sono periodi di super-lavoro, quando la mostra piace molto. Questo è uno di quei periodi. La mostra Caravaggio e l’Europa e assai affollata e, dato che si è speso molto per allestirla, gli organizzatori hanno i fucili puntati su tutti per evitare di perderci qualcosa. Soprattutto puntano si noi guide, che, si sa, ne combiniamo di tutti i colori… È chiaro quindi che non possiamo portare un gruppo di amici e far la guida “a gratis” per loro: non è deontologicamente corretto. Se gli amici vogliono avere una guida, anche se sono i tuoi migliori amici, devono pagarla. Giusto! Ma io, e la Chicca Profumo (è una violazione della legge sulla privacy se la nomino senza avvertirla? Boh! Va beh, ormai…), volevamo portare un gruppo di persone, in una visita solo per noi.
Qui iniziano i problemi: vi avverto che non c’è più un buco per le prenotazioni gruppi nemmeno a pagarlo doppio (oddio, forse a pagare di più…) e che la domenica, solitamente, c’è una fila, ma una fila…anzi ce ne sono usually due: una per la biglietteria, che da Palazzo Reale giunge fino al Duomo, e una sotto lo scalone di ingresso, infinita. Quindi sempre ritardi, lamentele, urla e insulti. Come avreste fatto voi? Io, e la Chicca (e due…), si decide di fare così: prendo accordi con la biglietteria per superare la fila, il giorno stabilito, e acquistare i biglietti subito, passando davanti a tutti (e via insulti…), ma almeno una fila si sarebbe evitata. Parlo con una tizia della biglietteria e sembra tutto a posto. Ok.
Fase due: parlo con il ragazzo dello scalone per fare in modo che, uno volta presi i biglietti a quella tal ora, si possa salire subito (o quasi) superando balzellon balzelloni anche la seconda fila. Più di così non potevo fare. Il ragazzo mi guarda, ammicca, sorride e mi dice: tu non ti preoccupare, se ci sono io ci penso io, se non ci sono io (dato che la domenica dovrebbe essere il mio giorno libero…) lascio un appunto a chi ci sarà qui. Perfetto. Tutto a posto, quindi. A posto un corno!
In ogni caso, facendo io il giro semi-abusivo con il gruppo, “se mi beccano non lavoro più”, pensavo… Per cui nottate insonni a pregare non si sa bene quale dio... Il giorno stabilito
a) rischio di arrivare in ritardo e
b) piove fa freddo sono tutta bagnata chè non ho l’ombrello e
c) c’ho un’ansia attanagliante (anche perché non avevo i soldi, ancora…).
Arrivo. I soldi ci sono. Bene. Vado alla cassa che so e… una signora ha dei problemi e sta a parlare con la cassiera (che non è nemmeno la mia, ca…) per i quarti d’ora. Nel frattempo giunge la Chicca (e tre…). Aspetta aspetta. Aspetta aspetta. Finalmente tocca a noi. “Senti io avevo parlato con… per i biglietti…”. Sembra scocciata, ma ammette che qualcuno le aveva detto qualcosa. Intanto io noto con sorpresa che la solita fila della domenica è sparita. Non c’è nessuno. Tutti a casa a guardare le partite? Intanto la tizia mi chiede quanti siamo. Le dico 18. Sbianca. Non pensava così tanti. Sempre più scocciata avanza una serie di rimostranze, che la cassa è momentaneamente chiusa perché in mostra è tutto pieno, che tanto dobbiamo aspettare allo scalone… e io intanto penso che allo scalone c’è il mio uomo (o chi per lui), per cui… Finalmente i biglietti.

Continua a leggere

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di roberta gnagnetti, scusi dovè il duomo
Link | |
domenica, 04 dicembre 2005
Scusi, dov'è il Duomo?
Per vedere quello che vogliamo vedere cosa dobbiamo vedere?

Non so cosa vogliate vedere voi, ma io cercherò di proporre cose che ho visto io. E magari quello che ho visto io piace anche a voi. Discorso senza senso? Può darsi, ma così è. Mostre, eventi e luoghi d’arte conosciuti o meno. Ecco quello che, nel tempo, vi sarà proposto. Sono spunti e qualche indicazione, ma di cose da scoprire ce n’è molte, quindi scarpe da ginnastica ai piedi e buona volontà in spalla che si inizia!

Keith Haring, con la sua attività che ha abbracciato poco più di un decennio, è riuscito a farsi conoscere in tutto il mondo. La sua arte non va fraintesa: le figure che ormai tutti riconoscono come sue, nonostante i colori brillanti e l’apparente linguaggio “da fumetto”, nascondono riflessioni profonde sul mondo, sull’uomo e sull’arte stessa. L’opera artistica ha un valore supremo: è veicolo di messaggi per l’umanità e l’artista è un medium, uno strumento che permette la trasmissione di tali messaggi. Oltre a temi sicuramente allegri, come per esempio l’amore (in tutte le sue declinazioni), oppure, semplicemente, la gioia di vivere, Haring affronta anche, e soprattutto, questioni di scottante attualità: smaschera l’ipocrisia degli WASP (White Anglo-Saxon Protestant) newyorkesi e denuncia la discriminazione razziale; combatte, anche attivamente, contro la sperimentazione nucleare; avverte sui pericoli di un progresso tecnologico, inevitabile e dal quale non si può più prescindere negli anni ’80, che, se gestito male, può portare all’annullamento della personalità (le macchine che pensano per l’uomo); esplicita lo strapotere dei mass-media e di ogni altra forma di sopraffazione psicologica contro la libertà umana (non ultima la religione, sempre connotata da simboli cristiani); affronta e intraprende una dura battaglia contro il consumo delle droghe, a causa delle quali molti suoi amici moriranno giovani (come Jean-Michel Basquiat al quale dedica una grande tela). Tutto questo bagaglio di disvelamenti delle brutture del mondo è comunicato da un linguaggio di immediata decodificazione: i simboli che Haring crea sono delle vere e proprie icone, il suo è un vocabolario di ideogrammi: i suoi lavori viaggiano in tutto il mondo e segni della sua presenza si possono ritrovare ovunque. Dai muri di New York, al muro di Berlino, alle strade del Giappone, fino alla sua ultima opera pubblica, “Tuttomondo”, sul fianco del monastero di Sant’Antonio a Pisa, i suoi geroglifici hanno occupato ogni spazio disponibile. E non solo murales, ma anche oggetti di ogni tipo, come grandi vasi decorati alla maniera dei vasi “a figure” rosse dell’antica Grecia, fino all’apertura del Pop Shop, che vende e riproduce le sue creazioni, secondo quel principio dell’arte “all-over” che deve essere accessibile a tutti, arrivare dappertutto ed essere comprensibile a chiunque. I dieci anni che abbracciano la totalità degli anni ’80 vedono sorgere questa stella, ma la vedono anche spegnersi: senza poter giungere a una fase “matura” della sua ricerca artistica, Haring muore di AIDS il 16 febbraio 1990, a soli 31 anni. Era, però consapevole che la sua opera gli sarebbe sopravvissuta, e quasi ad assicurarsi un posto nella storia, e non solo nella storia dell’arte, fonda, nel 1989, la Keith Haring Foundation, che si occupa ancora oggi dei problemi dei bambini nel mondo e della lotta contro l’AIDS.

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di roberta gnagnetti, scusi dovè il duomo
Link | |
Pagine:

rubriche
Cerinpolitik
Dai Balcani
Daily Dreams
Deux Ex Macchina
Diario di una sala
DiVine immagini Digitali
Eventualmente...
Incontri
lo Spot col Plot
Lost in Style
Narratori di Storie
Ombre elettriche
Scusi, dov'è il Duomo?
Segnalazioni
Webdrome

NARRATORI DI STORIE
I racconti dei macchinisti della Macchina dei Sogni

OMBRE ELETTRICHE
Saggi e recensioni dei macchinisti della Macchina dei Sogni

Archivio
oggi
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
--- 2007 ---
novembre 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
--- 2006 ---
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
--- 2005 ---
dicembre 2005
Siti Amici
Alessandro Barile
Cartavetra
Donne e conoscenza storica
Giacomo Gatti
Macchina dei Sogni
Mad283
PASSIaTEMPO
RoundAbout Midnight
Tempo Dispari 76
INGEGNI IMPAZIENTI
Chicca Profumo
Silvia Antonini
Bramante
Dario Donà
Ellen
Giacomo Gatti
Roberta Gnagnetti
Lio
Anna Miceli
SaraTheHutt
Ilaria Serina
CONTATTACI
Cerini da Viaggio
La Macchina dei Sogni
BOTTONI

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
Technorati blog directory
Blog Flux Directory
Arts Blog Top Sites
Motore di ricerca Digger
Aumenta-Page-Rank

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Segnala il blog
  • Powered by Splinder


Weblog Commenting and Trackback by HaloScan.com
DISCLAIMER

Questo blog e' un prodotto amatoriale e non editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001. Premesso che tutto il materiale pubblicato su Internet e' di dominio pubblico, se qualcuno riconoscesse proprio materiale con copyright e non volesse vederlo pubblicato sul blog, non ha che da darne avviso agli autori del blog , e sara' immediatamente eliminato. Si sottolinea inoltre che cio' che e' pubblicato sul blog e' a scopo di approfondimento, di studio e comunque non di lucro.

Creative Commons License
Licenza Creative Commons.
CONTATORE




Cerini da Viaggio by la Macchina dei Sogni usa una Licenza Creative Commons
Splinder logo
ultimi post | utenti online | foto | video | audio
crea il tuo blog gratis su Splinder