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venerdì, 26 gennaio 2007
Pneumatici d'autore
Meglio lo spot col plot, o il plot con lo spot?
the call
Ai posteri l’ardua sentenza, ma l’importante è non fare... flop.
Per saperlo dovremmo scoprire quanti pneumatici ha venduto la Pirelli dopo aver lanciato la nuova strategia di comunicazione basata su un articolato connubio tra arte cinematografica e messaggio pubblicitario.
Il primo esperimento risale allo scorso marzo, con la realizzazione del corto “The call”, dieci minuti ad alto tasso emotivo tra preti esorcisti con la faccia di John Malkovich e il diavolo che veste i panni di Naomi Campbell. Firma la regia Antoine Fuqua, reduce da “King Arthur”, dimenticabile film il cui unico pregio sarebbe quello di raccontare con maggior fedeltà filologica la leggenda di Re Artù.

Roma è il teatro di questo adventure esoterico dalle tinte caravaggesche che secondo le intenzioni del marketing aziendale dovrebbe raggiungere un pubblico di giovani, dato che si avvale di un mezzo alternativo come internet, tra l’altro gratuito. Una bella forma di democrazia, se è vero che in questo modo il consumatore può scegliere di usufruire o meno del messaggio pubblicitario.
I cliché della storia demoniaca ci sono tutti. La macchina infernale, il male impersonato da una donna ovviamente bella e ovviamente dalla pelle scura, il sintonizzatore dell’autoradio che si posiziona sulle frequenze 66.6, l’uomo giusto, incrollabile davanti alle provocazioni di Belzebù. E poi ci sono loro, le ruote che garantiscono la migliore presa sul terreno, perché “il potere non è niente senza il controllo”. Il tutto scaturito dalle penne della Leo Burnett, con la complicità produttiva della Movie Magic International.
Sembrerebbe un po’ tardi per parlare di “The Call”, che peraltro è tutt’ora visibile sul sito della Pirelli Film (ma dotatevi di connessione iper potente e veloce, o vi accorgerete di essere invecchiati davanti al video prima di averne visto la fine). Il fatto è che l’azienda di pneumatici ha deciso di alzare il tiro, e ha concluso la produzione di un nuovo corto. Il cast tutto al femminile è da applauso: si tratta di Uma Thurman e Kathryn Bigelow. L’adrenalinica regista e l’attrice più amata da Tarantino sono state viste a Los Angeles mentre giravano il nuovo commercial, che si dovrebbe intitolare "Mission Zero". Anche in questo caso viene facile fare qualche associazione di idee. Firma ancora la Leo Burnett, mentre la realizzazione è di The Family.
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di silvia antonini, lo spot col plot
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venerdì, 17 febbraio 2006
Quanto tira la patatina...
se a mangiarla è Rocco?

“Pa, pa, compra le patate, il cibo meno caro che c’è...”
Così cantava Michelle Pfeiffer alla fine di I Favolosi Baker, mentre dava il due di picche a un clamoroso Jeff Bridges, l’uomo in merito al quale l’affermazione “zozzo è sexy” assume un grado di realismo quasi doloroso.
Nella mia accezione vagamente naif di tutto ciò che è allusione sessuale, non colsi l’estrema ironia di questa battuta, rivolta da una donna all’uomo che tornava a cercarla per passare qualche altra bella notte di passione. Ma ora mi torna alla mente, mentre apprendo che l’ex attore hardcore Rocco Siffredi è il protagonista di uno spot che pubblicizza il marchio di patatine fritte Amica Chips.
La macchina da presa lo ritrae ai bordi di una piscina in stile hollywoodiano che potrebbe essere quella di Hugh Hefner, circondato da ragazze avvenenti, come ancora oggi il vetusto patron di Playboy. Il film è stato girato a Tigre, una sorta di Beverly Hills accanto Buenos Aires, da Armando Bo, giovane regista argentino che ha già all’attivo un bronzo a Cannes.
Il marchio Amica Chips non è nuovo alle provocazioni in termini di erotismo, ricorderete quando lo slogan “la patina tira” campeggiava di fianco al sorriso di Maria Teresa Ruta.
La Leo Burnett firma l’ironico filmato, che non si risparmia nulla. Icone machiste (ragazze che afferrano la patata con i denti direttamente dalla mano di Rocco); sfoggio di forma atletica (Rocco si tuffa in piscina con capriola: applausi); un tono leggero e patinato da softporno anni ’70. E infine primo piano di Rocco con, accanto, un’innocente cesto di frutta, in cui fanno bella mostra di sé due polpose banane. Un chiaro riferimento alla dimensione artistica (copyright: Elio e le Storie Tese) dell’emulo di un altro celeberrimo divo del cinema a luci rosse, l’ormai mitico e compianto John Holmes. Senza, peraltro, poterlo raggiungere: al seppur notevole “talento” dell’abruzzese mancano come minimo sei (ma forse dieci!) centimetri. Da tempo il Nostro sta cercando di accreditarsi come attore “mainstream”, dice che lo fa per rispetto della moglie – la bella Rosza Tassi, comparsa nello spot – e soprattutto dei figli.
Lo si è visto dare prova delle sue capacità in due pellicole di Cathérine Breillat, Romance del 1999, e Anatomie de l’enfer del 2004.
Ma a mio parere questa della patatina è senz’altro la sua migliore prestazione.... ooops!
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di silvia antonini, lo spot col plot
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giovedì, 02 febbraio 2006
CittĂ  miracolose
... ovvero che fine ha fatto il turismo a Milano?

Poco più di due anni per ripristinare il teatro alla Scala e per costruire il teatro Arcimboldi. Un vero miracolo, di quelli che solo Milano sa fare, secondo il sindaco Gabriele Albertini, nell’opuscolo che spiega tutte le belle cose fatte in dieci anni dall’amministrazione comunale uscente.
Il miracolo di New York: far chiacchierare un tacchino e un padre pellegrino a proposito di quanto è bello farsi una vacanza a Manhattan, anche dopo una tragedia come quella dell’11 settembre. Lo racconta Rudy Giuliani, nella campagna per la promozione del turismo nella Grande Mela realizzata per conto dell’Office of the Mayor da Bbdo Worldwide nel novembre del 2001.
Anche l’opuscolo di Albertini è stato inviato a novembre. Sarà forse una coincidenza, così come potrebbero esserlo i numerosi riferimenti a New York: per il nostro sindaco il polo urbano nato nell'area ex Fiera sembrerà un po' il Central park.
Ma tutto questo cosa c’entra con quaccheri nerovestiti e pennuti da mettere in forno? Beh, nessuno più di questi due capisaldi della tradizione americana rappresenta il sogno made in Usa, quel miracolo che ha continuato tenacemente a sopravvivere anche dopo l’attacco alle due torri.
“New York miracle: be a part of it”. Venite a trovarci. Prima di lasciare la poltrona di sindaco al suo successore e collega di partito Mike Bloomberg, Giuliani fa appello all’orgoglio dei suoi cittadini e si spende personalmente per raccontare a tutti gli altri americani che New York non è stata messa in ginocchio. Infatti la comunicazione vince anche un New York Pride, tra i vari ori e menzioni dei principali premi internazionali destinati alla comunicazione pubblicitaria.
Alla chiamata rispondono cittadini eccellenti, Woody Allen in testa, con Ben Stiller, Kevin Bacon, oltre alla show woman Barbara Walters, all’ex campione di baseball Yogi Berra, che ha militato nei Mets e negli Yankees, e a un’istituzione come Henry Kissinger. Anche Robert De Niro e Billy Crystal sono della partita; nei panni rispettivamente del padre pellegrino e del tacchino raccontano la loro New York davanti alla macchina da presa di Barry Levinson. Il regista di “Rain Man” (ma non solo; e poi è anche produttore, autore, a volte attore) firma il soggetto che più rappresenta lo spirito vitale di questa città “fottutamente pazzesca che è New York” (Jim Carroll, "The basketball diaries").
Ci si potrebbe chiedere se gli arditi paralleli accennati da Albertini abbiano una qualsiasi corrispondenza con la realtà. In tal caso, sarebbe bello sapere che fine ha fatto il turismo a Milano, schiacciato tra una fiera e una settimana della moda.
Bisognerebbe domandarlo ai milanesi che ogni fine settimana disertano i quartieri per raggiungere un confortevole lido lontano da qui. "E perché mai?", gli si potrebbe dire, dato che il verde cittadino è circa sei volte il Central Park?
Ma soprattutto, dov'é il nostro tacchino dell'amicizia?

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di silvia antonini, lo spot col plot
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lunedì, 05 dicembre 2005
Lo spot col plot
La pubblicità è una forma d'arte? NAAAA! urlarono inorriditi i dieci cinefili radunati nella saletta di periferia per seguire la retrospettiva dedicata a Ozu.
E invece la notizia è che si! la pubblicità può essere anche un bel prodotto artistico. Ovviamente nei limiti dell'obiettivo che la pubblicità si dà. Ma ci sono tanti registi, tanti Maestri, che hanno regalato alla pubblicità un po' del loro tocco magico.
Non è nemmeno difficile individuarli. Perché spesso in quei trenta secondi hanno saputo ricreare l'atmosfera così speciale che rende la loro opera inimitabile. Qualche nome? Mah, per esempio Woody Allen. O Federico Fellini. Oppure Martin Scorsese, John Woo, David Fincher, Spike Lee. Ce ne sono tanti. Anche Gabriele Salvatores... Come? Salvatores non è un maestro? Ma se ha persino vinto l'Oscar!
Ora dirò qualcosa che pochi sanno. La pubblicità l'hanno inventata i fratelli Lumière! Sono proprio loro a firmare il primo spot della storia per la polvere da bucato Sunlight. Se non è uno sdoganamento questo... Da allora la commistione tra pubblicità e cinema ne ha fatta di strada. Adesso non basta ingaggiare qualche mostro della regia per fare un bello spot. Adesso ci vuole anche la storia. Breve, eccitante, piena di ritmo.
Nascono i corti pubblicitari, li fanno soprattutto le case automobilistiche: Bmw, Lancia, Citroen, Volvo. Ci recitano le star di Hollywood e alcuni sono proprio bellissimi. Ma il primo cult del genere, secondo me, è firmato da un regista che sul Mereghetti del 2004 nemmeno compare: Jean Paul Goude. C'è un'enorme bocca d'acciaio che sputa una Citroen CX. Alla guida, l'icona nera degli anni Ottanta, la donna più spaventosamente e pericolosamente sexy dell'era dell'edonismo. Dopo un percorso consumato a velocità supersonica, la donna finisce per essere ingoiata da sé stessa. Chi è questa incredibile femmina?
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di silvia antonini, lo spot col plot
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