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Mizoguchi Kenji è stato il protagonista della retrospettiva Lo Sguardo dei Maestri, giunta alla sua decima edizione. Dopo Bresson, Buñuel, Tati, Ophüls, Dreyer, Fellini, Bergman, Welles e Resnais, il tributo di quest’anno è stato dedicato al grande regista giapponese. La formula è stata la solita: una rassegna di film, durante l’anno, proiettati a Udine e Pordenone, è un convegno conclusivo, tenuto al Cinema Visionario di Udine.
Il nome Yoda non dice niente? Ebbene sì, è proprio a lui che è ispirato, anche nei lineamenti del volto, il personaggio di Yoda, il vecchio Jedi di Star Wars. Questo però contraddice con la vulgata che vuole la figura dell’anziano Jedi costruita dalla faccia di Albert Einstein e dalla parola sanscrita “Yoddha”, che significa “guerriero”. Chi avrà ragione? E il personaggio di Yogurt di Balle spaziali da dove viene?
Grande attesa per questo Re Lear del regista russo Lev Dodin, nato in Siberia nel 1944, direttore artistico del Maly Drama Teatr di San Pietroburgo, forse uno dei più grandi registi di teatro contemporanei. Grazie ad un gemellaggio con il Piccolo Teatro i suoi spettacoli approdano regolarmente a Milano. Maly Teatr, peraltro, vuol proprio dire “Piccolo Teatro”.
Arrivo la domenica, a Festival iniziato da qualche giorno, dopo il classico viaggio fantozziano: coincidenza persa, litigata alla biglietteria per farmi rimborsare il biglietto, a Mestre prendo un treno dove ci si trova pigiati come sardine. Consolazione non da poco: sullo stesso treno c’è un’attrice che apprezzo molto, Licia Maglietta, anche lei in piedi e come me “sardinata”!
Il Festival è effettivamente piacevole, il teatro è dotato di uno schermo molto grande, le proiezioni sono impeccabili e poi non è uno di quei grandi festival in cui passi il tempo a pianificare i tuoi palinsesti giornalieri, districandoti tra 10 sale: c’è solo un’alternativa al teatro, e solo per le proiezioni mattutine, che è il cinema Visionario, dove danno i film della rassegna.

Deve trattarsi di una "disarmonia". In tutta la città trapela qualcosa, tutti sostengono di aver letto o sentito "disarmonia", alcuni ci avevano pensato

Nessuno riesce più a parlare distintamente sotto il vetro ammonticchiato; tutto ciò che si dice sgorga dagli angoli della bocca, quasi incomprensibile, del resto nessuno vuole più parlare, solo dire qualcosa così per dire, tanto agli angolidella bocca scappa tutto via, tutto doppio.

Le donne nella carta oleata suscitano compassione, alcune hanno il permesso di uscire dalla carta e di sedersi sull¹erba coi vestiti bisunti.

i ciclisti perdono il controllo, scivolano velocissimi verso di te, non si può neanche impedire

poi nell'ombra del silenzio, c'è una croce davanti, non è troppo lontano, ma neanche tanto vicino

Il collasso è indolore sotto l'albero.

Un secolo che neanche qui rifiuta di mostrarsi viene sfidato alla lotta.

Poi bisogna togliere la vernice dalla macchina, la cosa va per le spicce, la vernice viene via a strisce come cera fredda, poi bisogna bussare tre volte sul metallo, picchiare una volta col piede sul pneumatico, poi si riceve un marco, va gettato a terra, testa o aquila.
c'è, c'è proprio, è sopravvenuto, è abbandonato a se stesso, è ora e già da tempo, è un indirizzo permanente, è da morire, viene soppraviene e risulta, è qualcosa Berlino
INGERBORG BACHMANN, Luogo eventuale, SE, 1992
NOTA: il libro non l’avevo portato con me, a luglio a Berlino, l’avevo letto almeno dieci anni fa, ma mi saliva alla gola mentre attraversavo la città e inghiottivo immagini. Non fate come me, se andate, portatelo.
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