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martedì, 13 novembre 2007
Un quadro che vale una mostra
Un'occasione da non perdere. L'universale capolavoro di Antonello da Messina, l'Annunciata di Palermo, al Museo Diocesano è assolutamente da vedere.
E non lo dico per fare mera e commerciale pubblicità, dato che a me non viene in tasca nulla. Lo dico perché ci credo.
La Sicilia è lontana e non capita spesso di poter ammirare un'opera di così grande valore. La storia del pittore è ancora per molti versi un mistero e proprio per questo ancor più affascinante. Antonello è un artista fuori dagli schemi, che si forma in una terra lontana dai centri più attivi e famosi di produzione artistica della seconda metà del Quattrocento, la Sicilia e poi Napoli. Non ha avuto grandi maestri e ci si chiede da dove sia venuto tanto talento.
Antonello è un ottimo esempio di assorbimento di stimoli. Vede e conosce soprattutto l'arte non italiana, quella fiamminga, francese e spagnola. Ha contatti con Venezia, ma non si può dimostrare niente d'altro.
Ha mai visto opere di Piero della Francesca? O dei grandi toscani del periodo? Non si sa, probabilmente no. E allora è davvero geniale. Perché sperimenta, prova e riprova, emula e inventa. Sembra fiammingo per la qualità della pennellata e per l'uso massivo dell'olio come legante per i pigmenti, ma non è fiammingo.
Volumetrico e potente e, allo stesso tempo, delicato ed emozionante, sembra mettere insieme le istanze più diverse dell'arte del periodo. Con successo. L'Annunciata è un exemplum di queste sue capacità. Pone la Madonna di tre quarti come i protagonisti dei suoi già famosi ritratti, posa che deriva direttamente dal nord Europa, ma la costruisce con un'esattezza spaziale degna del miglior italiano. La perfezione formale, che spesso porta con sè freddezza di sentimenti, qui è invece accompagnata da una fortissima vibrazione emozionale.
Lo si capisce subito, alla prima occhiata.
Avevo già visto l'opera l'anno scorso a Roma, nella mostra al Quirinale dedicata all'artista. E mi sono ritrovata in lacrime.
Solitamente nelle Annunciazioni vengono presentati almeno due personaggi: la Vergine e l'Angelo. Qui Gabriele non c'è, ma non se ne sente affatto la mancanza. Sembra, anzi, che il Messaggero di Dio stia andando via, abbia voltato le spalle, le ali, e si stia per alzare in volo. Infatti un refolo di vento scompagina il libro di preghiere che Maria sta leggendo.
Antonello riesce a rappresentare il momento subito successivo all'annuncio, la riflessione, tutta umana, della donna, che non è più ne meravigliata ne spaventata, ma pensierosa. Sembra, anzi, che il pittore abbia fermato l'attimo di passaggio tra lo stupore e la presa di coscienza, tant'è che la Madonna alza una mano, come a fermare il tempo e il mondo intorno a lei, perché ha capito la grandezza di ciò che è appena accaduto.
È un momento della storia che si fa eternità, è un luogo che è tutti i luoghi. Infatti nulla, se non il preziosissimo leggio, indica spazio e tempo. Dietro di lei un buio infinito. Lo sguardo della donna sembra concentrarsi su un punto al di là della tavola, così come la mano destra entra prepotentemente nel nostro spazio.
Siamo dunque coinvolti in prima persona, siamo chiamati in causa. Noi come i contemporanei di Antonello e come tutti quelli che sono venuti in mezzo. A distanza di più di cinquecento anni la forza di questo capolavoro è ancora tutta lì, anche se l'opera è sofferente e non è più come doveva essere allora.
Ci troviamo di fronte al ritratto di una donna.
Non sappiamo se Antonello avesse modelle cui rifarsi, ma di sicuro quella che è rappresentata vuole essere una donna reale, umana, terrena. In questo Antonello risponde alla cultura del tempo, a quell'Umanesimo che poneva l'uomo al centro del mondo. E, nonostante ciò, l'opera è altamente devozionale, nel momento in cui muove le nostre emozioni, cioè commuove. La comprensione del turbamento tutto umano di Maria avvicina ancora di più il fedele che, di fronte alla tavola, sente di far accadere di nuovo quel miracolo, rinvigorendo la speranza che la nascita del Figlio di Dio abbia davvero salvato questo nostro mondo e tutti noi con lui.
Credenti e non credenti, andatela a vedere.
Ne vale davvero la pena.
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di roberta gnagnetti, scusi dovè il duomo
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