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venerdì, 23 febbraio 2007
SANGUE E DESIDERIO: Il Cinema Italiano dall'Horror al Thriller
giovedì 1° Marzo | ore 19.20 – 22.30
EVENTO DAVVERO IMPERDIBILE con ALBERTO PEZZOTTA

SANGUE E DESIDERIO: IL CINEMA ITALIANO DALL'HORROR AL THRILLER

1960: La maschera del demonio di Mario Bava.
1970: L'uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento.
Due film che sembrano nascere dal nulla, e modificano profondamente il cinema popolare italiano, e non solo, generando due generi dalla lunga storia: l'horror gotico e il thriller.
Si parlerà anche del cinema popolare che si è mosso attorno a questi autori: per mostrare la ricchezza di una produzione che oggi va rivista e studiata evitando sia gli snobismi sia gli entusiasmi superficiali dei cultori del trash.

L'incontro si terrà presso:
MOOVIE - TEATRO 5
Via Ascanio Sforza 37 - Milano
Metro: linea verde Famagosta
Linee urbane: 3; 15; 59; 71; 90; 91; 95

Informazioni ed iscrizioni:
Tel. 02/8357215  - E-mail: info@macchinadeisogni.org
Entrata su prenotazione Prenotate il vostro posto tramite e-mail o telefonicamente!
Quota di partecipazione 10 euro
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di segnalazioni
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lunedì, 19 febbraio 2007
Bambole, ovvero quello strano mondo fatto di star e fashion
C’è un momento nella vita di ogni donna che cambia definitivamente il corso degli eventi, ed è quando si abbandonano le bambole. È un momento forse ancora più importante del menarca, anche se spesso è concomitante, perché è lì, quando si prende in mano la bambola e non si sa che farsene, che la mente ha preso nuove strade definitive.
Oh, i segnali c’erano già stati. La Barbie, fino ad allora pilota indomita di macchine sportive rosa e proprietaria di camper decorati a fiori, da qualche tempo è diventata una vogliosa sporcacciona. Il Ken le sta sempre addosso, e nessuno dei due porta la biancheria intima a mostrare, almeno, un minimo di decenza. Nel bel bagno di plastica viola, con vere bolle di sapone nella vasca, si consumano gli amplessi più lussuriosi. Per non parlare delle orge tra il bambolotto, di solito uno solo nella collezione, e il resto delle varie Barbie o Skipper, a cui magari crescono pure i seni girando opportunamente il braccio.
Insomma, prima di finirla con le bambole c’è la fase sesso simulato, poco prima di prendere il tutto e metterlo nel classico scatolone destinato all’esilio in cantina. Con grande sollievo della mamma, la quale finalmente può riprendersi i due ripiani dell’armadio che erano stati adibiti a casa della bionda snodabile californiana (perché non si è accorta di quanto vi è successo fino a quel momento).
Ma c’è una cosa che nel cervello di ogni ex bambina, o futura donna, non smette mai di creare fascino: il cambio dei vestiti. La dipendenza da Barbie non nasce tanto dai vari accessori, quanto dai suoi meravigliosi abiti, vera croce per il portafoglio dei genitori. Perché tutte le femmine, siano esse di piccole dimensioni o adulte, adorano giocare con il look. Il proprio o con quello dei figli, la materializzazione in carne e ossa dei giocattoli dell’infanzia.
Succede che chi non ha potuto sbizzarrirsi con le Barbie l’ha fatto con le figurine di carta. Donnine ritagliabili da abbigliare con un guardaroba altrettanto cartaceo. Un gioco che rappresentava un surrogato, ammettiamolo. E che oggi sembra essere passato di moda, almeno nella sua versione fisica.
C’è quindi chi ha pensato di trasferirlo in un ambiente virtuale. Si chiama Stardoll.com, ed è una community per adolescenti a cui si offre la possibilità di vestire le star.

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Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di silvia antonini, webdrome
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lunedì, 12 febbraio 2007
Gita all'hangar
All’Hangar Bicocca si è aperta una mostra di videoarte. Il titolo è “Collateral” e la tematica affrontata è il rapporto tra il cinema e l’arte. L’argomento è interessante, ma già ci troviamo di fronte a un fraintendimento: quale arte? Quella che viene presa in considerazione nella mostra è esclusivamente l’arte video. E va benissimo. Ma perché non dirlo un po’ meglio? Allora: “Collateral” è una mostra che ha come tema portante il rapporto tra il cinema e la videoarte. E la cosa diventa non solo interessante, ma intrigante: ci troviamo su un confine molto sottile, a mio parere. Cinema e videoarte hanno in comune una cosa fondamentale: il medium. Allora potrebbe essere davvero illuminante vedere come gli artisti del video si pongono nei confronti del cinema: quasi si potrebbe ricreare quella rivoluzione che scombussolò l’arte visiva prima con l’invenzione della fotografia e poi con il cinematografo. Senza dimenticare che, se il cinematografo non fosse stato inventato, non esisterebbe l’arte video…
L’unico piccolo problema delle opere che ho visto all’Hangar Bicocca è che gli artisti presentati, quasi tutti, non sembrano prendere in considerazione il cinema come arte. E questa posizione, comprensibile forse nel 1900 (ma già c’era qualcuno che non la pensava così), oggi è assolutamente inaccettabile. Quello che ho visto mi è sembrato tanto un rigurgito postumo di pop art, con i film e gli attori considerati solamente come prodotti della cultura bassa di intrattenimento. Ho visto una riflessione mancata sul prodotto cinematografico, come se a questi artisti mancassero dei passaggi fondamentali, come non sapessero nulla a proposito dell’oggetto della loro indagine. Infatti quello che ho visto non è né una riflessione sull’arte, né un’indagine sul cinema, né una seria importazione di un possibile dialogo. Insomma: nulla.

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Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di roberta gnagnetti, scusi dovè il duomo
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