gli INGEGNI IMPAZIENTI della

"Cerini da Viaggio è un motore alimentato dal propellente della creatività e messo in moto dalla comunità solidale di tutti gli ingegni impazienti. Genera conoscenza connessioni incontri, alimenta passioni, traduce sogni in scintille e non danneggia l'ozono!"

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mercoledì, 22 marzo 2006
Siti utili

Si avvicinano le elezioni e... per caso voi sapete che cosa fare?
Avete dei dubbi su cosa votare? Oppure avete gia' preso una decisione?
In tutti e due i casi, internet vi viene in aiuto e vi mette a disposizione uno strumento fantastico:

  • www.voisietequi.it

Il funzionamento è semplice, basta rispondere a qualche domanda e avrete una mappa del vostro orientamento politico rispetto ai partiti e quindi saprete quali sono i partiti che vi rappresentano di più.
Se siete indecisi, il sito vi può essere d'aiuto, se avete gia' le ideee chiare potreste avere delle sorprese.
Speriamo di poter pubblicare a breve la mappa del Deus ex Machina, anche se ho già qualche idea di come potrebbe essere...
Se poi volete una conferma, potete provare www.dimmichiseitidirochivotare.it che con domande diverse vi può dare fornire l'ultima conferma.
Personalmente mi sono divertita a fare questi test e li ho trovati un'idea geniale. Occupandomi di internet e di web content, mi sono mangiata le mani nel dire: "Ma perche' non ci ho pensato io!".
Eppure leggendo le domande, soprattutto del Voisietequi, ci si rende conto di quanta disinformazione serpeggia nei media tradizionali.
Possibile che alcuni di questi temi non siano trattati dai giornali e dai TG?
Possibile che sia ormai necessario auto-formarsi per informarsi?

Per fortuna che c'è Internet...
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di sarathehutt, webdrome
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mercoledì, 08 marzo 2006
Gocce d'inchiostro su pellicole roventi
L’universo del giornalismo cinematografico in cinque puntate, a cura della Macchina dei Sogni
Intervista a Mauro Gervasini, coordinatore didattico del corso
Scrivere di cinema: uno dei sogni più ricorrenti per gli appassionati della settima arte.
Chi non ha fantasticato, almeno una volta, sulla possibilità di diventare giornalista cinematografico?
E’ questo il tema del prossimo corso organizzato dalla Macchina dei Sogni, a partire dal prossimo 6 aprile, che ha come obiettivo quello di individuare e esplorare le possibili forme di comunicazione intorno al cinema. Alla guida dei cinque incontri che costituiscono il corso, Mauro Gervasini, giornalista, redattore di Film Tv, Nick, Dvd Cult, grande appassionato di “polar”, il poliziesco alla francese, di cui ha scritto diffusamente e parlato l’anno scorso proprio alla Macchina dei Sogni. Gervasini, che collabora anche con Radio Popolare, Segnocinema e Nocturno Cinema, tra il 1994 e il 1997 è stato membro del comitato di redazione di Duel, oggi Duellanti, il mensile di cultura intorno al cinema creato da Gianni Canova.
La Macchina dei Sogni lo ha incontrato per raccontare, in anteprima, quali saranno le linee guida del corso: «Mi piacerebbe soprattutto che si capisse che il giornalismo cinematografico ha una sua specificità e una sua dignità, nonostante parta dagli stessi presupposti che regolano altri ambiti dell’informazione, come la cronaca, o lo sport. Ma soprattutto vorrei fosse chiaro che si tratta di qualcosa di molto diverso dalla critica, di cui parleremo ma sulla quale non ci focalizzeremo».
- Non ci potremo esercitare con recensioni e stroncature, dunque?
Naturalmente dovremo affrontare anche il tema delle recensioni, ma non nello specifico. Cercheremo piuttosto di imparare le regole del giornalismo cinematografico, e di capire quali sono gli ambiti di applicazione dello stesso, dalla carta stampata, a internet, alla promozione.
- Ci sarà un incontro dedicato agli uffici stampa?
Si, e per l’occasione avremo l’onore di ospitare Lorena Borghi, una delle più quotate professioniste del settore. Ho pensato che fosse importante affrontare l’aspetto della comunicazione sul cinema, perché le opportunità di lavoro nel giornalismo non sono infinite, quindi è giusto parlare dell’addetto stampa come possibilità professionale in questo mercato.
- Il corso prevede anche un altro appuntamento con un esperto...
Incontreremo Ezio Alberione, con il quale affronteremo il caso “Duellanti”, di cui è curatore. Ho voluto inserire questa testimonianza nel corso per parlare dei giornali di nicchia e in particolare di questo mensile che rappresenta una voce molto speciale nel panorama dell’informazione cinematografica e, tra l’altro, è stato oggetto di una serie di polemiche da parte delle altre testate specializzate italiane.
- Si parlerà anche di informazione cinematografica in rete?
Di fatto la rete non è che un supporto diverso dalla carta, ma i contenuti non cambiano. Va però affrontato il tema dell’autorevolezza dell’informazione fatta sul web, che spesso è realizzata in forma volontaria e gratuita, con tutti i limiti che questo comporta. Vi sono però delle webzine molto interessanti, di cui vale la pena parlare.
- Il corso prevede anche una parte dedicata alle esercitazioni pratiche?
Certamente, anzi, partiremo subito con una serie di temi da sviluppare, in formati e lunghezze diverse. Cercheremo di sviluppare sia la capacità di realizzare un articolo ampio, di almeno due cartelle, e la sintesi, preparando pezzi di 500 battute. Soprattutto è importante saper sintetizzare: questo, in tutti i campi del giornalismo.
 
UPDATE 6-4-2006: Ezio Alberione non potrà essere con noi. Con grande tristezza abbiamo saputo che è venuto a mancare all'affetto dei suoi cari. La sua penna sopraffina ci mancherà molto e soffriamo nel sapere che non potremo piu' incontrarlo.
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di incontri, silvia antonini
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mercoledì, 08 marzo 2006
I film sul web

Ma li avete mai visti i siti dei film?
Internet, soprattutto nel mondo anglosassone, è uno dei media di punta per distribuire e promuovere un film.
Ci sono certi siti in cui è possibile scaricare il trailer in diversi e svariati formati, leggere la sinopsi e de anticipazioni, scaricarsi dei gadget (wallpaper, screensaver, puntatori, suoni...), giocare a dei giochi ispirati ai personaggi e alla trama.
Spesso il sito diventa un vero e proprio happening in cui il film stesso si apre a nuovi scenari, vengono fornite nuiove informazioni, personaggi minori prendono corpo. Quelle che era successo con Whatisthematrix, ma che altro non è che una deriva delle azioni di merchandising, quel tipo di promozione inventata da George Lucas dopo l'uscita di Guerre Stellari e che ora è usata anche per vendere il cinema d'essai. Matrix in effetti è stato uno dei primi esempi di film extrafilmico, ovvero la cui esperienza non si concludeva con la visione del film, ma che comprendeva anche il sito, il videogioco, gli animatrix, eccetera. Una volta finita (male) la trilogia, ci è rimasto un sito che propone novità per il (sempre meno nutrito) fandome con notizie sui registi e i protagonisti.
Ma internet funziona soprattutto per la promozione e su questo fronte fu eclatante il caso di Blair Witch Project che senza il tam tam nato in rete (furba operazione di marketing?), probabilmente non avrebbe mai visto le sale. Sarà stato vero? Chi lo sa, però ha funzionato?
Attualmente è possibile trovare in rete alcuni siti veramente formidabili che servono proprio a veicolare l'uscita di alcuni film, e tra quelli in circolazione in questo moment nelle sale italiane ne consiglio uno su tutti, ovvero Wallace e Gromit e la maledizione del coniglio mannaro: divertente, colorato e ricco di contenuti, proprio in linea con il film.
Per chi ama il cinema e si diverte anche a fare il fan, nei siti dei film può trovare un sacco di "stuff", di roba interessante. Esistono anche siti che sono diventati community. Ad esempio il sito di del film What women want (ora non più on-line) era un luogo virtuale dove uomini con problemi di coppia scrivevano per ricevere consigli dalle donne. Esistono anche siti che vivono una vita propria e sono belli e basta. Il sito di Memento promuove il film, ma contemporaneamente propone un sito diverso che usa (non a caso) un montaggio tutto particolare. Il risultato è creativo e bello da vedere, anche se un po' ostico da navigare per i neofiti della rete,  dove gli amanti del polizieschi si possono divertire a ricostruire la storia tramite degli indizi. Esistono anche siti che fanno il loro porco lavoro di traino durante l'uscita nelle sale, per diventare successivamente una vetrina per l'home video.
E in Italia?
Noi siamo indietro di oltre un decennio, ma le cose iniziano a muoversi. Molti film italiani non hanno nemmeno un sito, altri invece nascono in rete e altri hanno addirittura un blog.
Comunque si tratta di un settore in fermento, per cui, cari distributori all'ascolto (?!?), contattatemi, perchè sono la persona giusta per far crescere il vostro reparto creativo per la promozione on-line, ;-), ci siamo capiti?

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di sarathehutt, webdrome
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mercoledì, 08 marzo 2006
Perché amo il cinema di Hong Kong
Alberto Pezzotta racconta e si racconta
Sguardi impenetrabili e un’incomprensibile codice d’onore, arti marziali e combattimenti, storie sanguinose di criminali senza pietà. Più o meno è questo l’immaginario di cui è avvolto il cinema dell’estremo Oriente, soprattutto per lo spettatore occidentale che fatica a comprenderne i linguaggi, e nonostante ciò resta profondamente affascinato dalle malie della cinematografia con gli occhi a mandorla.
Si potrebbe chiamare “call of the East”, più o meno quello che ha catturato l’interesse di uno dei critici cinematografici più quotati del panorama italiano. Alberto Pezzotta, classe 1965, autore di un glorificato saggio sulla regia di Damiano Damiani, edito dalla Cineteca del Friuli, insieme a una lunga serie di libri di cinema. Giornalista del Corriere della Sera, oltre che di una quantità di pubblicazioni specializzate tra cui Ciak, collabora al Dizionario Mereghetti, alla Storia del cinema mondiale, e italiano. Si occupa anche di traduzioni letterarie. La Macchina dei Sogni l’ha incontrato lo scorso 23 febbraio in qualità di esperto del cinema di Hong Kong e qui, in una intervista esclusiva, racconta come ha coltivato la sua grande passione.
- Come hai cominciato a studiare il cinema del Far East, e in particolare perché ti sei focalizzato su Hong Kong?
Negli anni 80 erano pochi i film di Hong Kong che arrivavano nelle sale italiane, come Storie di fantasmi cinesi, che penso sempre sia bellissimo. Si intuiva appena che universo ci fosse dietro. A farmi venire voglia di approfondire penso sia stato il numero Made in Hong Kong dei Cahiers du Cinéma del 1984 e curato da Olivier Assayas, letto con qualche anno di ritardo, e le testimonianze sempre più entusiaste di Martin Scorsese e Walter Hill sul regista di The Killer (John Woo, ndr). Poi, nei primi anni ‘90, ho cominciato a conoscere altri coetanei e ragazzi più giovani con la stessa passione, spesso di estrazione molto diversa. Veniva spontaneo avvicinarsi a Hong Kong perché era molto facile trovare i vhs con i sottotitoli inglesi, al contrario che con il cinema giapponese. E poi, certo, la sintonia e l’affinità elettiva con i tanti generi di quel cinema man mano scoperti: prima i noir di Jhon Woo, i fantasmi e i wuxiapian, poi gli autori della new wave, poi Wong Kar-wai (nel 1994 a Locarno nessuno si era filato Chungking Express...), poi le commedie e i film comici di Stephen Chiau... Gli unici film che non sono mai riuscito ad amare sono quelli di Bruce Lee.
- Come coltivi questa passione? Viaggi, fai ricerca, hai incontrato degli autori che ti hanno colpito?
A Hong Kong sono stato solo due volte, prima e dopo l'handover. L'intervista più bella l'ho fatta con Anthony Wong nel bar di un albergo: non avevo idea di che persona potesse essere l'attore che interpretava il serial killer di Untold Story (regia di Danny Lee e Herman Yau, ndr), ero anche un po' in apprensione. Ero il secondo occidentale che lo intervistava, era scatenato e me ne ha raccontate di tutti i colori sui piani bassi del cinema di Hong Kong. Seguire le novità, nell'era di internet, è facile, comprare dvd è facile e relativamente econonico. E poi in Italia c'è il Far East Film Festival di Udine che ha fatto tanto per diffondere la conoscenza di questo cinema.
- Qual è il genere che preferisci e perché?
Il wuxiapian di King Hu per me è una delle vette del linguaggio filmico di tutti i tempi. Mai visto un montaggio così geniale applicato a una poetica della meraviglia e della pesantezza della realtà. Tsui Hark e Patrick Tam, due dei miei registi preferiti, vengono da lì.
- Da qualche parte ho letto una tua critica alla critica cinematografica. E' veramente inutile? Per te che cosa significa fare il critico? Tra l'altro a breve presso la Macchina dei Sogni comincerà un corso di giornalismo cinematografico. Vorrei sapere qual è la tua opinione sull'informazione legata al cinema oggi, e come pensi che dovrebbe essere.
Più che inutile mi sembra ininfluente nell'industria mediatica contemporanea, e i caporedattori dei giornali l'hanno capito, o forse ne sono stati la causa riducendo gli spazi? Oggi di cinema sui giornali si parla male, in modo superficiale, e spesso nel posto sbagliato. Nelle pagine degli spettacoli si scrive di televisione, in quelle di cronaca compare il box su "i film che parlano della pena di morte" e simili. La critica vecchio stile è sostituita dalle anticipazioni e dai pezzi di colore, spesso fatti da chi non ha ancora visto il film. Quanto a cosa significa fare il critico, risponderei: essere pagati per andare al cinema! È un privilegio. che poi si dovrebbe cercare di utilizzare in modo socialmente e politicamente utile, difendendo i deboli, combattendo i potenti, aprendo gli occhi a chi legge sulla mediocrità che ci circonda.
- Tu fai anche il traduttore di opere letterarie. Che tipo di libri hai tradotto? Ti viene mai voglia di intervenire sui testi che traduci? E se sei autorizzato a farlo, come riesci a rispettare comunque il testo?
Ho tradotto romanzi di Barry Gifford, Hanif Kureishi, Harry Crews, James Dickey, Mary Woronov, Derek Raymond. Ho cercato di tradurre libri con cui fossi in sintonia. Ti viene voglia di intervenire sui libri brutti, ma non puoi e non devi. Al massimo smorzi un aggettivo, sveltisci un periodo. Non di più.
- Quale tra le tante attività di cui ti occupi, consiglieresti al tuo miglior amico? E quale al tuo peggior nemico? Perché?
Vedere i film che escono in sala senza poter scegliere è spesso avvilente. Meglio che lavorare in catena di montaggio, ma il senso di espropriazione del proprio tempo è grande. Tradurre è bello ma pagano troppo poco. Non è che gli editori siano cattivi, è che il mercato librario italiano è troppo piccolo.
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di incontri, silvia antonini
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