gli INGEGNI IMPAZIENTI della

"Cerini da Viaggio è un motore alimentato dal propellente della creatività e messo in moto dalla comunità solidale di tutti gli ingegni impazienti. Genera conoscenza connessioni incontri, alimenta passioni, traduce sogni in scintille e non danneggia l'ozono!"

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lunedì, 19 dicembre 2005
Bradipo scamosciato
Il Viaggiatore d'Alta Gamma

Che viaggiatore sei? All Inclusive o All Exclusive?
Da sintomi forti e chiari IO appartengo alla seconda categoria, fin dalle origini: ultimo villaggio Valtur con la mamma a 13 anni (che disse ‘Mai più in viaggio con te, non ti vedo mai, stronza’, solo perchè mi ero innamorata a turno del maestro di tennis, dell’animatore scemo del Mini-Club e del capo-animatore colto e maturo da Poggibonsi, scalando sentimentalmente la gerarchia del villaggio), InteRail a 16, mai entrata in un’ agenzia di viaggi e - dall’ era Internet - mai usato pacchetti Expedia e Travelprice, giuro, intendo quelli volo+albergo+macchina+ristorante+abbonamento mezzi pubblici urbani ed extra-urbani+guida locale.
Se sei un All Exclusive Compulsivo come me, nel Web frequenti invece luoghi estremamente selettivi, spesso anglosassoni, come:

  • Travelintelligence, una selezione appunto intelligente di alberghi e destinazioni fuori dai circuiti ovvi, divisi per fascia di prezzo.
  • Special Places ti Say, altra selezione, meno glamour, più autentica, di alberghi/guest house, anche per chi ha la vipera in tasca.
  • Tablet Hotels, un po’ più snob, selezione ma solo di boutique hotels, raro trovarne uno abbordabbile, solo il meglio del meglio.
Poi, ovviamente, ti metti a fare cross-check-fertilization online, confrontando descrizioni e valutazioni, presenze e assenze.
A volte per essere davvero sicuro ricorri a quel gufo di Trip Advisor Logo Trip Advisor (claim: ‘Get the truth, then go’), dove la voce del popolo può determinare il destino di un luogo: ‘Skip this hotel!’, ‘Wonderful stay’, ‘Great hotel, great location’, ‘Overrated’, ‘Not like 2 years ago’, e da cui puoi ottenere quelle piccole significative chicche che fanno la differenza: ‘Non chiedete la stanza 211, non ha l’appendi-accappatoio nel bagno’, ‘Non andate ora, stanno ristrutturando tutta l’ala est, martelli pneumatici giorno e notte’, ‘Chiedete stanza dal terzo piano in su’, ‘Ho trovato simpatiche pulci nel letto’, ‘Lo staff è odioso, fanno i fighi e non ti aiutano’, ‘Il proprietario è un sociopatico’.
Durante queste ricerche maniacali può capitare di imbatterti in travel-brands di nicchia come Amanresorts - il primo ad aprire un resort in Buthan e ad avere lussuosamente presidiato Cambogia e Filippine - dove non andrai mai probabilmente, se non nei tuoi sogni a cinque stelle senza coscienza (sui 1000$ a notte senza tasse in un paese appena uscito dall’orrore del regime Khmer Rouge), ma come dice il nostro Deus ex Machina: eventualmente...
Il Buthan di Amanresorts

Tutto questo se sei un All Exclusive Compulsivo con Tempo. Perchè spulciare questi siti comporta accanimento, un abbonamento a Fastweb-open e ore di ricerca, prima di mettere insieme il viaggio perfetto per te.
Un gruppetto di diavoletti ex-McKinsey (i consulenti all’alta direzione, quelli con un GMAT superiore a 700, nessun riferimento erotico) ha colto il mercato potenziale degli All Exclusive senza Tempo e ne ha tratto un business: Bradipo Travel Designer, la prima sartoria da viaggio in Italia, Bradipo Travel. Il viaggiatore Bradipo è molto esigente, ha soldi ma non ha tempo per ritagliarsi il viaggio su misura, ha dunque bisogno di professionisti del viaggio tailor made d’alta gamma. Il viaggiatore Bradipo non va in agenzia, va in boutique. La prima è sorta a Milano a Brera, e non si fà troppo vedere, bisogna saperla trovare. Altre sono nate da pochissimo a Roma e Modena.
Il viaggiatore Bradipo non cerca viaggi, ma esperienze: fare ‘bear wathcing’ nelle lande del Canada del nord, guardare negli occhi la dolce lucertola moloch nel deserto australiano, nuotare con i delfini in Nuova Zelanda, ma anche partecipare ad un corso di cucina medievale in Val di Chiana, o alternare arte e cazzeggio in una masseria del Salento, ovviamente San Domenico o Relais Culti.
Il sito di Bradipo Travel

Quanto Bradipo sei?
Quanto sei disposto a spendere per essere un Bradipo?
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di ellen, lost in style
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lunedì, 19 dicembre 2005
Il dolce peso della redenzione
Durante la Grande Guerra, mentre alle frontiere dell'Est si consuma la carneficina, il soldato Barosso si trova da tutt'altra parte. Scoperto disertore, viene punito con un compito segreto, raggiungere le fortificazioni del Nord. Lungo il cammino, proprio men-tre sta precipitando nel buio della propria condanna, compare all'improvviso la sua via di scampo

Il Dolce Peso della Redenzione di Ambrogio

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di narratori di storie
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lunedì, 19 dicembre 2005
Ragazzi Rana
Sul coraggio di chi rimane.
Sulla grandezza di chi si ferma sulla sponda dedicando la propria vita a proteggere i sogni di chi ancora naviga.

Ragazzi rana di Rusty James

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di narratori di storie
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martedì, 13 dicembre 2005
Caravaggio e l'Europa
Avete mai avuto una responsabilità così grande che il solo pensiero non vi faceva dormire la notte? Immagino di sì. Ora, le mie responsabilità non riguardano i grandi problemi del mondo, almeno non per ora, ma questioni un pochino più terra-terra.
Avete mai provato a imbucare un numero esorbitante di persone a una festa? Tipo che l’amico/a vi dice: se vuoi puoi portare un amico (UN amico) e voi ne portate 20? Ecco, una cosa del genere mi è capitata una domenica. Ma non per una festa, per una mostra… A volte mi capita di fare la guida turistica per mostre a Milano e ci sono periodi di super-lavoro, quando la mostra piace molto. Questo è uno di quei periodi. La mostra Caravaggio e l’Europa e assai affollata e, dato che si è speso molto per allestirla, gli organizzatori hanno i fucili puntati su tutti per evitare di perderci qualcosa. Soprattutto puntano si noi guide, che, si sa, ne combiniamo di tutti i colori… È chiaro quindi che non possiamo portare un gruppo di amici e far la guida “a gratis” per loro: non è deontologicamente corretto. Se gli amici vogliono avere una guida, anche se sono i tuoi migliori amici, devono pagarla. Giusto! Ma io, e la Chicca Profumo (è una violazione della legge sulla privacy se la nomino senza avvertirla? Boh! Va beh, ormai…), volevamo portare un gruppo di persone, in una visita solo per noi.
Qui iniziano i problemi: vi avverto che non c’è più un buco per le prenotazioni gruppi nemmeno a pagarlo doppio (oddio, forse a pagare di più…) e che la domenica, solitamente, c’è una fila, ma una fila…anzi ce ne sono usually due: una per la biglietteria, che da Palazzo Reale giunge fino al Duomo, e una sotto lo scalone di ingresso, infinita. Quindi sempre ritardi, lamentele, urla e insulti. Come avreste fatto voi? Io, e la Chicca (e due…), si decide di fare così: prendo accordi con la biglietteria per superare la fila, il giorno stabilito, e acquistare i biglietti subito, passando davanti a tutti (e via insulti…), ma almeno una fila si sarebbe evitata. Parlo con una tizia della biglietteria e sembra tutto a posto. Ok.
Fase due: parlo con il ragazzo dello scalone per fare in modo che, uno volta presi i biglietti a quella tal ora, si possa salire subito (o quasi) superando balzellon balzelloni anche la seconda fila. Più di così non potevo fare. Il ragazzo mi guarda, ammicca, sorride e mi dice: tu non ti preoccupare, se ci sono io ci penso io, se non ci sono io (dato che la domenica dovrebbe essere il mio giorno libero…) lascio un appunto a chi ci sarà qui. Perfetto. Tutto a posto, quindi. A posto un corno!
In ogni caso, facendo io il giro semi-abusivo con il gruppo, “se mi beccano non lavoro più”, pensavo… Per cui nottate insonni a pregare non si sa bene quale dio... Il giorno stabilito
a) rischio di arrivare in ritardo e
b) piove fa freddo sono tutta bagnata chè non ho l’ombrello e
c) c’ho un’ansia attanagliante (anche perché non avevo i soldi, ancora…).
Arrivo. I soldi ci sono. Bene. Vado alla cassa che so e… una signora ha dei problemi e sta a parlare con la cassiera (che non è nemmeno la mia, ca…) per i quarti d’ora. Nel frattempo giunge la Chicca (e tre…). Aspetta aspetta. Aspetta aspetta. Finalmente tocca a noi. “Senti io avevo parlato con… per i biglietti…”. Sembra scocciata, ma ammette che qualcuno le aveva detto qualcosa. Intanto io noto con sorpresa che la solita fila della domenica è sparita. Non c’è nessuno. Tutti a casa a guardare le partite? Intanto la tizia mi chiede quanti siamo. Le dico 18. Sbianca. Non pensava così tanti. Sempre più scocciata avanza una serie di rimostranze, che la cassa è momentaneamente chiusa perché in mostra è tutto pieno, che tanto dobbiamo aspettare allo scalone… e io intanto penso che allo scalone c’è il mio uomo (o chi per lui), per cui… Finalmente i biglietti.

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Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di roberta gnagnetti, scusi dovè il duomo
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martedì, 13 dicembre 2005
Piccole contrarietĂ 
Capita a tutti di perdere la pazienza. Solitamente quando succede, facciamo o diciamo cose terribili di cui ci pentiamo quasi subito.
I sensi di colpa ci distruggono per giorni e giorni, fino a quando le problematiche rientrano. Anche Nicole a volte si arrabbiava, anzi si infuriava, soprattutto per inezie.
Dopo non aveva mai sensi di colpa, eppure le sue reazioni erano molto violente...........

Questa è la storia di Nicole e delle sue piccole contrarietà quotidiane.
Questa è la storia di una donna inquieta e inquietante.
Questa è una storia che si potrebbe anche ignorare.

Piccole contrarietà di Daniela Marzani
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di narratori di storie
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martedì, 13 dicembre 2005
Certezze
Diceva Alessandro Manzoni: "Meglio agitarsi nel dubbio che riposare nell’errore", io dico…

Certezze un racconto di Beppe Baldi

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di narratori di storie
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lunedì, 12 dicembre 2005
Il dvd e il restauro dei film
di Giacomo Gatti

E chi l’avrebbe immaginato, anche solo qualche anno fa, che si stava per prospettare un futuro così esaltante per il tanto esanime cinema?

Chi avrebbe mai pensato, non tanto che l’era VHS con la sua bassa qualità, i suoi drop, i suoi alti costi di produzione, i suoi svolgi e riavvolgi terminasse, quanto che la competenza del pubblico divenisse tale da esigere qualità video, correttezza del formato di ripresa, contenuti extra, bibliografie…. Ma quando mai lo spettatore ha saputo di Cinemascope, di 1:1.85, di telecinema? Quando – soprattutto in Italia – ha preferito l’audio originale al sempre più mediocre doppiaggio italiota? Ora tutto questo è la quotidianità. Anzi è successo ben altro, per la prima volta nella storia del cinema, il fatturato dell’Home Video ha superato gli incassi di sala. Certamente per i cinefili questa non è una buona notizia, per mille motivi… se si produce un film per la sala (come grande schermo e come pubblico) lo si pensa diverso che per la Tv (cambiano le storie, le inquadrature, la recitazione ecc), ma è indubbio che ci siano degli aspetti senz’altro positivi nell’affermazione del Dvd. In primis è finanziariamente divenuto possibile restaurare film del passato facendoli tornare a degli splendori mai visti neppure al cinema. Occorre un distinguo: con Restauro si intende il ripristino del negativo originale in pellicola 35mm, procedimento costoso, lungo, fatto con acidi ed emulsioni, ma che permette al film di essere ristampato e di poter tornare di nuovo in sala (vedi Cineteca di Bologna, Cineteca del Friuli e Centro Sperimentale di Roma). Con Restoration si intende invece un ripristino digitale, ossia l’eliminazione delle spuntinature, degli artefatti visivi unicamente sul supporto video digitale. Ossia il negativo di un film viene digitalizzato tramite Telecinema (spesso in formato HD 1920x1080 ), vengono corrette luci, cromatismi, colori (Color Correction) e poi tramite computer e sofisticati software viene rimossa la “sporcizia” clonando parte del fotogramma successivo o precedente (vedi LVR e Cinecittà di Roma), quello che ne esce è il film che sarà compresso (Authoring), masterizzato e distribuito su supporto Dvd.

Divorzio all'Italiana  Le Notti Bianche

Spesso mi è capitato di curare la regia dei contenuti extra di dvd restaurati, in particolare il listino della Cristaldi Film, film prodotti da Franco Cristaldi dagli anni ’60 ai ’90 rieditati da 20Th Century Fox e da ArtechVideoRecord. Tra alcuni titoli “Divorzio all’italiana”, “Sedotta e abbandonata”, “Kapò”, “Salvatore Giuliano”, “Nuovo cinema Paradiso”, “Le notti bianche”, “Senso”… e quando le persone da intervistare sono monumenti di storia del cinema, registi come Rosi e Pontecorvo, attrici come Stefania Sandrelli, sceneggiatori come Suso Cecchi d’Amico e Ennio de Concini,  direttori della fotografia come Peppino Rotunno o costumisti come Piero Tosi il lavoro diventa davvero interessante… 

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Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di giacomo gatti, divine immagini digitali
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lunedì, 12 dicembre 2005
Viaggio attraverso i Balcani: chilometri di pellicola e guerra
Un diario di viaggio, cinema e battaglie. La guerra dei Balcani raccontata attraverso l'obiettivo della macchina da presa
di Stefano Miceli

Introduzione

Quando, nel settembre del 2003, ho iniziato da Milano il mio viaggio attraverso il territorio balcanico, non avrei mai sospettato di andare incontro ad emozioni così diverse. Forte di milioni di immagini di film, di stereotipi ben saldi e di uno studio abbastanza approfondito sulla guerra, mi vedevo già immerso nel mio ruolo di osservatore distaccato del conflitto. Neanche lontanamente potevo immaginare che la mia corazza di inchiostro e fotogrammi si sarebbe sciolta di lì a poco, lasciandomi in balia di sensazioni mai provate prima. Ero cosciente che la visione dei postumi di una guerra mi avrebbe reso inquieto, non avendo mai vissuto in prima persona una tale esperienza. Non mi aspettavo però di rimanere stupito e completamente inerme di fronte a uno spettacolo di tale portata. Uno spettacolo “nero” e carnevalesco, ecco come mi è apparso il dopoguerra slavo; una farsa in cui antagonisti e protagonisti si scambiano rispettivamente i ruoli, lasciando dominare su tutto un forte senso di precarietà. Non si hanno vincitori né vinti e neanche buoni o cattivi, come succede quasi sempre nelle guerre, ma soprattutto manca l’unico elemento fondamentale per qualsiasi studio critico: il perché.

Dopo centinaia di chilometri percorsi su una Passat cigolante e una buona dose di interviste nelle mani, non sono riuscito a capire il vero motivo del conflitto. Un bel giorno una nazione multietnica e multireligiosa si sveglia, e decide di implodere. Popolazioni vissute per secoli fianco a fianco, condividendo la stessa terra e le stesse tradizioni; in un attimo trovarsi fratello contro fratello, imbracciare armi e trucidarsi senza pietà. Senza una vera motivazione di base, sia essa religiosa, politica o economica, una ragione che possa spiegare con forza i crimini commessi. Tante le teorie che cercano di spiegare perché il calderone Jugoslavia sia esploso, molte le ho riportate qui dentro, nessuna mi ha soddisfatto pienamente. In mio soccorso, allora, sono ritornate le mie amate immagini dei film, da Manchevski a Paskaljevic, riviste però in veste nuova, sotto una nuova luce e dense di ben altri significati. Stranamente le sequenze più ermetiche e oniriche, al ritorno dal viaggio, erano diventate quelle con più significato, quelle che riuscivano appieno a testimoniare l’insensato orrore perpetratosi oltre il confine italiano.

Ho capito che il mio studio non doveva soffermarsi sul cercare un senso ai vari film, trovare una logica alle sequenze e alle trame ideate dai vari registi e sceneggiatori balcanici; mi sono lasciato trasportare, assecondando le loro opere e mettendo in risalto la loro bellezza e incompiutezza. Se un fenomeno non ha spiegazione, mi sono detto, è inutile fornirne una di seconda mano; se la realtà è inconcludente, tutto ciò che posso fare è evidenziare questa precarietà di senso, accentuarne i punti interrogativi, colorarla di tinte scure e forti. Scrivendo ho attinto a piene mani dagli stati d’animo vissuti durante l’esperienza: ho associato l’ironia amara dei tassisti di Sarajevo alle considerazioni su Angelopoulos, l’impossibilità di scattare foto per disgusto (quando la reflex ti impedisce di schiacciare il tasto) al commento su Winterbottom, le risate per le barzellette metà in italiano e metà in tedesco alla spensieratezza zigana di Kusturica, ed ancora il senso di inquietudine, l’amarezza, la paura, tutte le emozioni appena rintracciabili lungo le pagine di questo lavoro.

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Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di dai balcani
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lunedì, 05 dicembre 2005
Daily Dreams
Se fossimo alla prima lezione avrei potuto soffermarmi con agio nei particolari, miei amati.
Avrei potuto descrivere l’abbigliamento di Angela, la sua giacca da grillo parlante.
Parlare di quanto Alessio, il più giovane, assomigli a un piccolo Kubric.
Della cravatta nera di Rosario ben nascosta dentro la camicia bianca.
Ma non posso.
Non ha più senso dilungarsi nei particolari adesso. Nel frattempo sono successe troppe cose.
Ormai: siamo capitati in un bar semi vuoto dove una ragazza russa ha improvvisato una lap dance e si è infilata nel bagno mentre Ale piccolo faceva pipì.
Abbiamo individuato chi sono i registi del campo lungo.
Abbiamo perso completamente la calma di fronte a due videoregistratori che una sera hanno abbandonato il loro fedele servizio decennale.
Abbiamo pianto davanti all’intervista all’operatore di Ozu.
Abbiamo visto Sara spiccare un salto in aria nel mezzo della lezione quando la maestra ha accennato al finale di Spartacus.
Abbiamo visto eleggere a furor di popolo il sex-symbol dei narratori.
Stiamo tutti per comprarci la bibbia di Drouzy, Carl Theodor Dreyer nato Nilsson.
Siamo in grado di citare Greg Toland come se niente fosse, così, nel mezzo di una conversazione qualunque.
Una parte di noi si sta dedicando con impegno alla stesura del saggio “Del perché le veline si fidanzano con i calciatori e altri problemi della nostra società”.
Abbiamo imparato la differenza tra regista, autore e maestro e non ci fregano più.
E poi c’è stata la notte magica. E per rappresentarne la magia qualcuno ha mandato giù dal cielo chili di neve come scenografia, con grande stizza della produzione. E da una casetta dove alcune ragazze hanno parlato di qualsiasi cosa è nato questo.

Ah, ieri ho visto una scritta su un muro di Milano: HO BISOGNO DI UNA CASA PER POTER GIRARE IL MONDO e ho pensato che questa è la casa degli Ingegni Impazienti.

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di daily dreams, lio
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lunedì, 05 dicembre 2005
eventualmente un libro

Luogo Eventuale - Foto 1
Deve trattarsi di una "disarmonia". In tutta la città trapela qualcosa, tutti sostengono di aver letto o sentito "disarmonia", alcuni ci avevano pensato

Luogo Eventuale - Foto 2
Nessuno riesce più a parlare distintamente sotto il vetro ammonticchiato; tutto ciò che si dice sgorga dagli angoli della bocca, quasi incomprensibile, del resto nessuno vuole più parlare, solo dire qualcosa così per dire, tanto agli angolidella bocca scappa tutto via, tutto doppio.

Luogo Eventuale - Foto 3
Le donne nella carta oleata suscitano compassione, alcune hanno il permesso di uscire dalla carta e di sedersi sull¹erba coi vestiti bisunti.

Luogo Eventuale - Foto 4
i ciclisti perdono il controllo, scivolano velocissimi verso di te, non si può neanche impedire

Luogo Eventuale - Foto 5
poi nell'ombra del silenzio, c'è una croce davanti, non è troppo lontano, ma neanche tanto vicino

Luogo Eventuale - Foto 6
Il collasso è indolore sotto l'albero.

Luogo Eventuale - Foto 7
Un secolo che neanche qui rifiuta di mostrarsi viene sfidato alla lotta.

Luogo eventuale - Foto 8
Poi bisogna togliere la vernice dalla macchina, la cosa va per le spicce, la vernice viene via a strisce come cera fredda, poi bisogna bussare tre volte sul metallo, picchiare una volta col piede sul pneumatico, poi si riceve un marco, va gettato a terra, testa o aquila.

c'è, c'è proprio, è sopravvenuto, è abbandonato a se stesso, è ora e già da tempo, è un indirizzo permanente, è da morire, viene soppraviene e risulta, è qualcosa Berlino

INGERBORG BACHMANN, Luogo eventuale, SE, 1992

NOTA: il libro non l’avevo portato con me, a luglio a Berlino, l’avevo letto almeno dieci anni fa, ma mi saliva alla gola mentre attraversavo la città e inghiottivo immagini. Non fate come me, se andate, portatelo.

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lunedì, 05 dicembre 2005
Lo spot col plot
La pubblicità è una forma d'arte? NAAAA! urlarono inorriditi i dieci cinefili radunati nella saletta di periferia per seguire la retrospettiva dedicata a Ozu.
E invece la notizia è che si! la pubblicità può essere anche un bel prodotto artistico. Ovviamente nei limiti dell'obiettivo che la pubblicità si dà. Ma ci sono tanti registi, tanti Maestri, che hanno regalato alla pubblicità un po' del loro tocco magico.
Non è nemmeno difficile individuarli. Perché spesso in quei trenta secondi hanno saputo ricreare l'atmosfera così speciale che rende la loro opera inimitabile. Qualche nome? Mah, per esempio Woody Allen. O Federico Fellini. Oppure Martin Scorsese, John Woo, David Fincher, Spike Lee. Ce ne sono tanti. Anche Gabriele Salvatores... Come? Salvatores non è un maestro? Ma se ha persino vinto l'Oscar!
Ora dirò qualcosa che pochi sanno. La pubblicità l'hanno inventata i fratelli Lumière! Sono proprio loro a firmare il primo spot della storia per la polvere da bucato Sunlight. Se non è uno sdoganamento questo... Da allora la commistione tra pubblicità e cinema ne ha fatta di strada. Adesso non basta ingaggiare qualche mostro della regia per fare un bello spot. Adesso ci vuole anche la storia. Breve, eccitante, piena di ritmo.
Nascono i corti pubblicitari, li fanno soprattutto le case automobilistiche: Bmw, Lancia, Citroen, Volvo. Ci recitano le star di Hollywood e alcuni sono proprio bellissimi. Ma il primo cult del genere, secondo me, è firmato da un regista che sul Mereghetti del 2004 nemmeno compare: Jean Paul Goude. C'è un'enorme bocca d'acciaio che sputa una Citroen CX. Alla guida, l'icona nera degli anni Ottanta, la donna più spaventosamente e pericolosamente sexy dell'era dell'edonismo. Dopo un percorso consumato a velocità supersonica, la donna finisce per essere ingoiata da sé stessa. Chi è questa incredibile femmina?
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di silvia antonini, lo spot col plot
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lunedì, 05 dicembre 2005
anestesia

Ludovico lo guarda negli occhi. Lentamente svita il tappo della Madonna di Lourdes, beve a canna tutto il contenuto.
"Avevi ragione. L'acqua è miracolosa. Ci voleva. Quanto fa? Grazie. Ci vediamo".

Anestesia un racconto di Alessia Todeschini

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di narratori di storie
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lunedì, 05 dicembre 2005
di madre in figlia

di Donatella Massara

Ciao sono Donatella quelle e quelli che frequentano Ombre elettriche mi conoscono, Chicca mi ha presentato come l’esperta di regia femminile. Ma non è del tutto vero. Gli appuntamenti del giovedì alla Macchina dei Sogni nelle mie intenzioni vorrebbero favorire il progetto: per una maggiore conoscenza del mondo della regia femminile. La storia della relazione che ho con il cinema inizia ben da prima di quando individuai il piacere (alcune dicono anche: la fortuna) dell’avere a mente i segni femminili. Questa storia non ve la racconto, adesso, non è detto che non ci ritorni. Allora vi parlerò delle fotografie, di Esther Williams, di Greta Garbo e di com’era bella mia madre, a cui non assomiglio. Qui parliamo invece dell’Associazione Lucrezia Marinelli. Lei era una filosofa del XVII e quel nome lo trovò la sottoscritta. Ne vado orgogliosa perché le ragazze dell’associazione si sono comportate molto bene in questi anni. Nata nel 1990 l’Associazione Lucrezia Marinelli è un’archivioteca della regia femminile con più di 1000 dvd e videocassette collezionate senza ricevere una lira né, oggi, un euro dalle istituzioni preposte alla diffusione e promozione di cultura in Italia. Organizza ogni anno a Sesto san Giovanni una rassegna di cinema femminile con molto pubblico. Presieduta da quella pioniera della ricerca sul cinema femminile che è Nilde Vinci, l’associazione conta dalle origini la presenza di Laura Modini autrice del primo catalogo delle registe L’Occhio delle donne, di Silvana Ferrari, autrice di bellissime recensioni di letteratura femminile sul sito di Oltreluna e di Zina Borgini, artista, le altre arrivate dopo la fondazione sono Giuliana Borgonovo, artista, e sua sorella Paola Borgonovo che è la prima nonna del gruppo benché sia anche la più giovane. Poi ci sono io che non faccio direttamente parte dell’Associazione affianco, curo, seguo, sorveglio e soprattutto condivido con loro l’amore per il cinema e lunghe visioni di film. Fanno testo le mie recensioni se andate al sito che ho creato e di cui mi occupo: Donne e conoscenza storica.
Spero di vedervi al Circolo della Rosa dove proietteremo film di registe nella rassegna "Di Madre in Figlia". Se volete potrete anche cenare al buffet ottimo che segue, di solito, alla visione del film. Il Circolo della Rosa è un circolo privato, è una continuazione della Libreria delle Donne in via P.Calvi 29, a Milano. L’ingresso è riservato a socie e soci.
Ai Macchinisti della MACCHINA DEI SOGNI, comunque, saranno garantiti da me e così le loro compagne e compagni.
A presto D.M.

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di segnalazioni
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lunedì, 05 dicembre 2005
La Guerra dei mondi

di Elena Flauto

La prima impressione, in sala cinematografica è stata: è un film sullo sguardo, l’essere visti e il guardare. Tom è uno che vede e anche la piccola Dakota presto impara ad osservare. L’occhio è il protagonista negli insistenti primi piani, e tutto si riflette nello sguardo di Cruise. Quale soddisfazione quindi nel sentire Tim Robbins declamare: “La sopravvivenza è nel tenere gli occhi aperti e nel continuare a fissare”.
Poi il susseguirsi di citazioni cinematografiche: Incontri ravvicinati, i primi fulmini che cadono vicino alle case.
Schindler List, durante l’esodo notturno dei cittadini verso il fiume, Dakota/Rachel, osserva dal finestrino dell’auto una bambina vestita di rosso, di fianco alla quale cammina un cavallo con sovraimpresso un numero come quello dei campi di concentramento.
Salvate il soldato Ryan, nella la battaglia sulla collina, quando Robbie si stacca dal padre Ray .
E.T. quando nel sottoscala Rachel osserva gli Alieni, come E.T. osservava dalla fessura dell’armadio i terrestri. E, sublime, gli alieni toccano la ruota di una bici e la fanno cadere.
Lo splendido A.I. capovolto, nelle gabbie di ferro che racchiudono gli umani, pasto per gli Alieni.
E poi l’attacco all’auto mi ha ricordato Zombie di Romero, La scelta di Sophie è riemersa nella decisione di Ray di lasciare il figlio per salvare Rachel, Il Titanic nell’affondo del traghetto, e persino Via col Vento nell’orizzonte infuocato e nelle figure in controluce e Uccelli di Hitchcock. Parte dell’immaginario collettivo cinematografico sono: il fiume nel quale scorrono i cadaveri, il treno veloce e infuocato, l’happy end.
Insomma alla fine ne ero certa: I TRIPODI non sono altro che il cavalletto che sorregge una cinepresa!!! Bene ed ora ecco cosa ho osservato dal DVD!!!
Tutto quello che succede di più grave, viene visto attraverso degli schermi: i primi fulmini sono visti riflessi nella finestra, il primo uomo disintegrato è inquadrato dal display di un minicamera caduta a terra, la morte del meccanico è osservato dallo specchietto retrovisore dell’auto, l’attacco in casa della madre è vissuto attraverso una finestra 16/9 come quella dello scantinato di Tim Robbins, dove Rachel osserva gli Alieni attraverso delle garze bianche appese. E mentre all’inizio la figura di Ray si riflette nel monitor di un televisore, l’occhio riflettente del braccio del Tripode viene riflesso da uno specchio. Ed è rompendo superfici di vetro che si manifesta ogni violenza, con straordinarie inquadrature di buchi, quali ottiche, attraverso vetri, che mettono a fuoco una madre con bambino, quindi Ray e poi Rachel. Allora perché non pensare che Ray Ferrier sia il traghettatore tra il mondo vero e quello di Hollywood? E’ con noi quando, sempre al buio osserva lo schermo luminoso della finestra, al di là della quale agisce l’orrore, o quando guida l’auto al riparo ai finestrini schermo. Robby per calmare la sorella seduta in auto come su di una poltrona cinematografica, le dice: “Nel tuo spazio non può succederti niente”. Ray è sempre con noi quando apprende come avviene l’invasione attraverso i monitor di un pullman regia, o si ripara con i figli al di là di una vetrata di un fast food; ma è costretto a diventare protagonista dell’azione, ad entrare nel film, ogni volta che si infrange un vetro. E che dire dei tripodi su lunghi cavalletti con cavi, e con enormi occhi simili ai fari di luce del set. Gli Alieni arrivano dentro capsule come le pizze cinematografiche e ci usano da fertilizzante, come gli sceneggiatori per le loro storie. I genitori della ex moglie di Ray sono i due protagonisti del primo film ispirato alla Guerra dei Mondi, negli anni ’50. Appaiono aprendo una seconda volta la porta di casa, come su un proscenio, pettinati e perfetti per dirci ‘ That’s Hollywood’.

Infine ecco il DVD con i contenuti speciali… e che dice subito Spielberg in un’intervista? “Hollywood ha invaso il Mondo?” GENIALE!!!

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di ombre elettriche
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domenica, 04 dicembre 2005
la blogsfera
Negli anni '80 volevo disperatamente diventare critico cinematografico.
Negli anni '90 cercai di seguire, con scarso successo, i consigli di Morando Morandini che ad una conferenza disse: "Avvicinatevi al giornalismo e fate capire ai vostri colleghi redattori il vostro interesse per il cinema. Quando in redazione si libererà un posto come critico cinematografico, potrete occuparlo voi!"
Nel nuovo secolo la tecnologia invece ermette a chiunque voglia parlare di cinema di crearsi un proprio canale di comunicazione e quindi di fare il critico cinematografico...
Spuntano come funghi siti, webzine, blog, forum e portali sui più svariati argomenti, e il Cinema, in ogni sua accezione, è uno degli argomenti che vanta la maggior parte di pagine web dedicate. Certo, non tutti i siti di cinema sono gestiti da veri esperti o da persone che "vale la pena leggere", ma l'aumento dei canali fa aumentare la probabilità di incappare in buone penne/tastiere.
E' il caso della blogsfera italiana in cui risulta molto attiva la comunità dei cinebloggers. Difficile stabilire un unico profilo del cineblogger italiano, ma ci sono alcune caratteristiche che li accomuna:
  • colti
  • giovani
  • al 98% maschi
  • adoratori del cinema orientale

In tutta la blogsfera, che sarà uno degli argomenti principe di questa rubrica, consiglio innanzitutto la lettura di Gokachu.
Gokachu possiede il grande dono della sintesi che si affianca ad un tipo di "intelletualismo" che non è mai fine a se stesso. Ha un occhio davvero attento e molto raffinato e per sua dichiarazione: "adora essere commosso dai movimenti di macchina". Di lui adoro, e non sono la sola, la rubrica "il film che pare interessante della settimana", i consigli sulle uscite dei fumetti da seguire ad occhi chiusi e la grande capacità di coinvolgere i suoi lettori (i commenti sono davvero da non perdere). Eppure di lui sappiamo ben poco: è di Pisa, ama le fotografie volutamente mosse e colorate scattatte ai concerti, è un fine conoscitore della poetica di Kim Ki Duk (anche se è rimasto molto deluso da L'Arco), è molto attento all'attualità, legge manga e segue le anime, ma sopratutto guarda una tonnellata di cinema.

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di sarathehutt, webdrome
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domenica, 04 dicembre 2005
Scusi, dov'è il Duomo?
Per vedere quello che vogliamo vedere cosa dobbiamo vedere?

Non so cosa vogliate vedere voi, ma io cercherò di proporre cose che ho visto io. E magari quello che ho visto io piace anche a voi. Discorso senza senso? Può darsi, ma così è. Mostre, eventi e luoghi d’arte conosciuti o meno. Ecco quello che, nel tempo, vi sarà proposto. Sono spunti e qualche indicazione, ma di cose da scoprire ce n’è molte, quindi scarpe da ginnastica ai piedi e buona volontà in spalla che si inizia!

Keith Haring, con la sua attività che ha abbracciato poco più di un decennio, è riuscito a farsi conoscere in tutto il mondo. La sua arte non va fraintesa: le figure che ormai tutti riconoscono come sue, nonostante i colori brillanti e l’apparente linguaggio “da fumetto”, nascondono riflessioni profonde sul mondo, sull’uomo e sull’arte stessa. L’opera artistica ha un valore supremo: è veicolo di messaggi per l’umanità e l’artista è un medium, uno strumento che permette la trasmissione di tali messaggi. Oltre a temi sicuramente allegri, come per esempio l’amore (in tutte le sue declinazioni), oppure, semplicemente, la gioia di vivere, Haring affronta anche, e soprattutto, questioni di scottante attualità: smaschera l’ipocrisia degli WASP (White Anglo-Saxon Protestant) newyorkesi e denuncia la discriminazione razziale; combatte, anche attivamente, contro la sperimentazione nucleare; avverte sui pericoli di un progresso tecnologico, inevitabile e dal quale non si può più prescindere negli anni ’80, che, se gestito male, può portare all’annullamento della personalità (le macchine che pensano per l’uomo); esplicita lo strapotere dei mass-media e di ogni altra forma di sopraffazione psicologica contro la libertà umana (non ultima la religione, sempre connotata da simboli cristiani); affronta e intraprende una dura battaglia contro il consumo delle droghe, a causa delle quali molti suoi amici moriranno giovani (come Jean-Michel Basquiat al quale dedica una grande tela). Tutto questo bagaglio di disvelamenti delle brutture del mondo è comunicato da un linguaggio di immediata decodificazione: i simboli che Haring crea sono delle vere e proprie icone, il suo è un vocabolario di ideogrammi: i suoi lavori viaggiano in tutto il mondo e segni della sua presenza si possono ritrovare ovunque. Dai muri di New York, al muro di Berlino, alle strade del Giappone, fino alla sua ultima opera pubblica, “Tuttomondo”, sul fianco del monastero di Sant’Antonio a Pisa, i suoi geroglifici hanno occupato ogni spazio disponibile. E non solo murales, ma anche oggetti di ogni tipo, come grandi vasi decorati alla maniera dei vasi “a figure” rosse dell’antica Grecia, fino all’apertura del Pop Shop, che vende e riproduce le sue creazioni, secondo quel principio dell’arte “all-over” che deve essere accessibile a tutti, arrivare dappertutto ed essere comprensibile a chiunque. I dieci anni che abbracciano la totalità degli anni ’80 vedono sorgere questa stella, ma la vedono anche spegnersi: senza poter giungere a una fase “matura” della sua ricerca artistica, Haring muore di AIDS il 16 febbraio 1990, a soli 31 anni. Era, però consapevole che la sua opera gli sarebbe sopravvissuta, e quasi ad assicurarsi un posto nella storia, e non solo nella storia dell’arte, fonda, nel 1989, la Keith Haring Foundation, che si occupa ancora oggi dei problemi dei bambini nel mondo e della lotta contro l’AIDS.

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di roberta gnagnetti, scusi dovè il duomo
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domenica, 04 dicembre 2005
ingegni impazienti premiati
Si è appena conclusa la decima edizione del Festival Internazionale FILMMAKER, uno di quei festival che producono, a basso costo, film e video di autori esordienti o quasi. Tra gli otto lavori prodotti due firmati da tre di quegli “ingegni impazienti” che hanno frequentato i nostri corsi!
Chiara Bellosi, vincitrice all’ultima edizione del Festival SGUARDI ALTROVE di una borsa di studio per la frequenza del corso di sceneggiatura Ladri di Scintille alla MACCHINA DEI SOGNI, presenta “Devota”. Opera prima che racconta una comunicazione a due tramite sms, scritti di nascosto in ufficio, su vagoni pendolari, davanti agli scaffali di un supermercato. Mentre una Milano “del tutto indifferente” acquista, cammina, passa, si muove. Parole fredde e calde, utili e inutili, infine, oscene. Dice l’autrice: “La distanza e lo scollamento che sussiste tra un corpo e l’altro mi dà la possibilità di raccontare un desiderio feroce e invisibile che alberga in molte delle persone che ci passano accanto”. Obiettivo centrato, Chiara!
“Scene d’interni con topo di gomma. Storie di microcomunità” regia di Massimo Donati e sceneggiatura cofirmata dallo stesso regista e Monica Masucci. E sì, Monica e Massimo si sono incontrati proprio alla MACCHINA DEI SOGNI nel 2002 e insieme hanno frequentato i due corsi del percorso di scrittura per il cinema. Il documentario entra nel quotidiano di cinque microcomunità milanesi e racconta le storie di chi ci vive, di chi ci andrà a vivere, di chi ci opera – scusate ma non riesco ad usare la parola “educatori” – e dei quartieri che li accolgono. Tema: l’accompagnamento verso l’autonomia con tutta la sofferenza, gioia, paura e orgoglio di potercela fare da soli. Monica e Massimo siete riusciti a riversare la quella sensibilità al sociale che attraversava le vostre storie di allora e condensarla in immagini sincere

"Gran parte della bruttura di questo mondo viene dal fatto che della gente che è diversa, permette che altra gente la consideri uguale" Maude da "Harold e Maude" di Hal Ashby, 1972

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di deus ex macchina
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domenica, 04 dicembre 2005
DVD - Divine Immagini Digitali
Ci sono persone per le quali il cinema è una vera e propria esperienza “corale”, che non ammette interferenza alcuna e che vive solo attraverso l’impalpabile e magica atmosfera della sala cinematografica per la quale è nato: fatta di schermi a perdita d’occhio ed impianti per una perfezione maniacale del suono, tanto potenti che paiono quasi farti decollare da dove sei seduto…dal tuo posto numerato e prenotato!
Ci sono i pigri impenitenti, gli amanti della “rappresentazione cinematografica” nel caldo focolare domestico: che l’impianto audio e video amano assemblarlo personalmente, là dove possono tenerlo sotto controllo in ogni momento del film!...E dove possono apertamente condividerlo con amici e parenti!
Ci sono infine tutti coloro che ritengono invece la visione di un film sia quasi un momento di catarsi, intimo e personale, una goduria che non ha eguali e che proprio per questo va assaporata in solitudine, ogni singolo istante ed è talvolta impossibile da condividere con altri perché…chi può capirci?!!
A qualunque delle tre categorie apparteniate o di qualunque altra categoria di cinefili vi sentiate rappresentanti: c’è soltanto una cosa di cui proprio non potrete mai fare a meno…ed è il CINEMA!!
Per chi vorrebbe poterlo vedere in qualunque momento ed in ogni luogo; per chi necessita di rivivere soltanto determinati momenti cruciali del proprio film preferito; per chi vorrebbe poterlo mandare a ripetizione; per chi deve poter seguire i propri beniamini anche dietro le quinte; per chi non si riesce a spiegare come abbiano potuto realizzarlo; per gli amanti di pettegolezzi, curiosità, anticipazioni e per tutti quelli che, pur di aspettare un amico, l’hanno perso al cinema….Beh, ragazzi!...L’HOME VIDEO è la risposta! Gli introvabili, i film restaurati, le Extended Version, i doppi, tripli, quadrupli dischi….e chi più ne ha più ne metta!! I cofanetti, le serie tv, le Special Edition, e, perché no, se possiamo, li troveremo anche se si dovessero nascondere all’estero!!…Non ci rimane che l’imbarazzo della scelta!
Se anche dopo una scorpacciata, non ne avreste mai abbastanza del mondo cinema…allora non vi resta che seguirmi!!

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Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di ilaria serina, divine immagini digitali
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domenica, 04 dicembre 2005
MILANO FASHION WEEK
Posologia, effetti collaterali, interazioni, sovradosaggio

Mai visto una sfilata prima, se non considero le mie due esperienze di modella sedicenne con gamba lunga e ginocchio valgo nel profondo Nord (ricompensa media: un maglione della Seventy). Ma quelle vere, con le modelle vere, i flash, l’aria satura di glamour, il designer che appare di sfuggita finto-schivo, quelle mai. Nel mio ruolo di intrufolata speciale per un magazine inglese (quanto suona figo), durante il Milan Fashion Week per la Primavera-Estate 2006, ho potuto finalmente assaporare l’esperienza ben cinque volte. Non è stata proprio una cosa seria, perchè i report li scriveva ogni notte la vera Fashion Editor, che di esperienze se ne è beccate una cinquantina. Io ho piuttosto raccattato qualche invito per la stampa ‘spare’, rimasto casualmente libero. Così ho imparato un pò di cose, che renderanno la mia esistenza più consapevole.
Prima di tutto, alle sfilate non si deve arrivare puntuali e bisogna saper adattare il proprio look e mood all’evento e...a se stessi. Per la mia prima volta, in un grigio, umido, pallido martedì mattina quasi autunnale, inizio il rituale preparatorio all’alba per uno show delle 11:00, tutta agitata, timorosa di commettere passi falsi sul terreno look&mood. Elaboro una strategia molto intelligente: la cosa migliore è fare la distaccata, simil-navigata, non me ne frega tanto-tanto. Quindi: mise tra l’understatement e il fashionistas (attenzione: non si dice più fashion victim), no trucco, occhialone alla Anna Wintour (direttrice di Vogue America detta Boa Constrictor), taxi, aria ‘sono altrove’, finto professionale. Purtroppo non ho previsto l’elemento tempo, fondamentale: alle 11:00 am precise precise mi ritrovo di fronte ai men in black/buttafuori di Pucci (che poi ho scoperto essere sempre gli stessi dappertutto, forse sono dipendenti comunali). Sola, o quasi. Sfoggiando la mia aria ‘sono altrove’ esibisco l’invito azzurro perlato e in cambio ricevo la prima umiliazione.

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Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di ellen, lost in style
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domenica, 04 dicembre 2005
NUOVI MONTAGGI
Ogni giorno vengono prodotte moltitudini di parole o di immagini nelle più svariate forme di comunicazione. A giudicare dalla mera quantità  dovremmo godere di una sorta di onniscienza su ogni aspetto della realtà che ci circonda, ma è evidente che l’abbondanza fine a se stessa di informazioni non faccia altro che contribuire alla nostra confusione, alla nostra disinformazione.
La  società ci sta mostrando che per impedire apertamente la libertà d’ espressione e d’informazione a volte è molto più utile semplicemente inondare d’inutilità, di ovvietà di visioni falsamente plurali il pensiero delle persone, così da esaurire il poco tempo che queste hanno a disposizione per informarsi, per sapere, per partecipare.
Credo sia necessario, per chi vuole capire o sapere, iniziare a riorganizzare un montaggio sensato della realtà, un nuovo montaggio decondizionante, ristrutturante.
Il paradosso risulterà  evidente: si è spesso parlato di montaggio quale falsificazione o come segno della destrutturazione dell’io; qui lo proponiamo come sintesi necessaria per ridare ossigeno al nostro bisogno di esistere facendo parte di un tutto che ci appare confuso e inafferrabile. Restituire una dimensione organica per le coscienze destrutturate, ritrovare un filo conduttore, essere per essere e non per stare sono preoccupazioni legittime degli spiriti liberi del nuovo millennio, di chi intende formare una nuova “società civile”.
Un modo -non certo il solo nè tantomeno il migliore-  perché questo esperimento possa in qualche modo funzionare è attraverso gli sguardi attenti di tutti coloro che, spinti dalla mia stessa necessità di capire contribuiscano attraverso questa rubrica a segnalare, perché se ne possa discutere, tutte quelle cose che nel mare delle ovvietà e delle quantità di disinformazioni siano invece piccole isole di qualità -disperse da se o schiacciate volontariamente- e d’ informazione vera e che siano importanti per aiutarci a capire, a leggere la realtà.
Potenzialmente la rete ci da possibilità enormi da questo punto di vista e nello stesso tempo ci responsabilizza: possiamo quindi decidere di riprendere il controllo dell’informazione o di fidarci e lasciare tutto nelle mani di chi ci assicura che va sempre e comunque tutto bene.
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di bramante, cerinpolitik
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