gli INGEGNI IMPAZIENTI della

"Cerini da Viaggio è un motore alimentato dal propellente della creatività e messo in moto dalla comunità solidale di tutti gli ingegni impazienti. Genera conoscenza connessioni incontri, alimenta passioni, traduce sogni in scintille e non danneggia l'ozono!"

mercoledì, 23 luglio 2008
ROBERTO
 
Quando avvitava i bulloni Roberto era molto sicuro d sé, sicuro come una persona che parla la propria lingua. Quando usciva con una ragazza invece non parlava proprio la sua lingua, era più come averne imparata una a livello scolastico.
Il risultato era una fondamentale assenza di spontaneità che su un ragazzo bruttino avrebbe avuto un effetto devastante mentre su di lui spaccava. Nel senso che le ragazze impazzivano di fronte a questo jamesdean impacciato.
No, no, scusate, questo racconto non è ancora stato scritto, arriva solo fino qui.
Eccone due belli e finiti per voi.
Hi Hi.
PRIGIONIERI DELLA TRASPARENZA lorettapatriniTRENTA PASSI lillonahum
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venerdì, 11 luglio 2008
Via Lagrange

In via Lagrange c'è tutto.

Davvero. Una persona potrebbe non uscire mai da quella via e stare bene. C'è un parrucchiere cool, ma davvero cool, in un loft bianco gigantesco senza nulla attaccato alle pareti, qualche lavandino, sedie, specchi e tanti ragazzini zazzerati in t-shirt nera che si muovono nervosamente come mosche. C'è un sarto indiano, pronto a tutto, dall'orlo dei pantaloni al vestito da sera. C'è il ristorante giapponese più buono di milano, con il logo più bello, premio oscar gentilezza e simpatia. C'è una signora che con dolcezza ti fa un trattamento estetico che permette di indossare il costume da bagno più ridotto del reame. C'è la ragazza che fa i tramezzini vegetariani con l'avocado e la maionese di soia, abbinati a frullati multigusto e multicolore, unica. C'è la pittrice, che alle otto di mattina già dipinge nel suo atelier. E ogni giorno io passo a salutarli tutti e loro puntualmente non mi riconoscono. Perchè? Leggetelo in uno dei due racconti.

IL VOLO DELLA BAMBOLA francescapampinellaTUTT'ALTRO CHE ONNIPOTENTE nicoladanese

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venerdì, 04 luglio 2008
Visto si stampi…e si porti sotto l’ombrellone!
Quando sono al mare mi manca la città, quando sono in città mi manca il mare. Vivo in questa schizofrenia. E allora torna da dove sei venuta! Mi direte: una città, non metropoli, ma di ottime dimensioni appoggiata su un mare balneabile.
Ma che ci posso fare se quando sono a Genova, dopo un’ora mi manca Milano?
La vita è strana.
Per chi invece al mare c’è o ci sta per essere, tranquillo e beato, ecco i primi due racconti dei narratori del corso di quest’anno. Uno ambientato al mare e l’altro in città. Naturalmente.
La prossima settimana vi mando altre storie da stampare.

 

CARNEVALE edoardonavoneCORSIE PARALLELE vittoriamazza

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venerdì, 28 marzo 2008
Workshop di Regia cinematografica
L'ospite del nostro blog questa volta è Giacomo Gatti pronto a tenere come ogni anno il suo rodatissimo workshop di regia L'uomo con la macchina da presa alla Macchina dei Sogni.

Cosa ci si deve aspettare dal tuo corso di regia?
Vorrei riuscire a sollevare una grande curiosità e voglia di agire… per me il corso dovrebbe iniziare a fine corso. Il cinema, la regia è un lavoro molto PRATICO. Prima è nato il cinema, poi le scuole di cinema, il cinema si impara facendolo.

Quindi niente teoria?
Tutt’altro, la teoria è un passaggio importantissimo, perché aiuta a vedere i film con occhi diversi da quelli di un comune spettatore, però il mio corso è finalizzato all’azione. Il regista è prima di tutto colui che riesce a dare concretezza alle immagini che gli passano per la mente, per questo il primo compito che do è trovare il materiale per girare il proprio corto di esercitazione e girarlo.

Metterai gli studenti di fronte alla cruda realtĂ  degli ostacoli pratici?
Diciamo che chi intraprende questa strada dev’essere armato di forza ed energia inesauribile, uno si deve dire “so che è impossibile farlo e quindi lo faccio”. Nel cinema c’è l’equivoco che chi è creativo può realizzare un film, invece non basta. Come nell’architettura: oltre alla creatività serve un progetto preciso, il coordinamento di varie squadre di lavoranti, un investitore che finanzi il progetto… Quindi l’aspetto visionario è necessario ma insufficiente. Poi se uno ci crede i soldi si trovano sempre. Olmi una volta mi ha detto:”Avere in mano un progetto vuol dire avere in mano il futuro.”

Ci racconti il tuo incontro con Ermanno Olmi?
Le nostre strade si sono incrociate alla Falck di Sesto San Giovanni. Olmi è stato chiamato da Renzo Piano per documentare la riconversione dell’area ex-industriale milanese e io avevo girato anni prima i miei cortometraggi proprio in quelle fabbriche dismesse. Gli sono piaciuti i miei lavori e così è iniziata una collaborazione che poi si è sviluppata anche su altri progetti. Mi ritengo fortunato.

Infine, la cosa di cui vai piĂą fiero come regista?
Direi che vado fiero di essere riuscito a fare dei cortometraggi che mi rappresentano. Di aver trovato la forza di farlo. Il consiglio che do sempre a tutti, anche a me stesso da quando ho 12 anni, è quello di superare tutti i “lascia perdere” e gli ostacoli invalicabili che trovi sulla tua strada, che sono tanti, e andare avanti.

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di lio , incontri
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giovedì, 27 marzo 2008
Eventualmente... un convegno
Lo sguardo dei grandi maestri: Mizoguchi Kenji
di Giampiero Raganelli


Mizoguchi KenjiMizoguchi Kenji è stato il protagonista della retrospettiva Lo Sguardo dei Maestri, giunta alla sua decima edizione. Dopo Bresson, Buñuel, Tati, Ophüls, Dreyer, Fellini, Bergman, Welles e Resnais, il tributo di quest’anno è stato dedicato al grande regista giapponese. La formula è stata la solita: una rassegna di film, durante l’anno, proiettati a Udine e Pordenone, è un convegno conclusivo, tenuto al Cinema Visionario di Udine.
Il convegno è durato due giorni ed è stato molto intenso. A dare inizio alle danze è stato lo studioso giapponese Yomota Inuhiko, che ha sottolineato la particolare rappresentazione dei grandi jidaigeki, drammi a soggetto storico, degli anni ’50. Per intenderci i capolavori del calibro di La vita di O-Haru, donna galante (1952), I racconti della luna pallida d'agosto (1953), L'intendente Sansho (1954), Gli amanti crocifissi (1954), tratti da racconti tradizionali. Mizoguchi tratta questi soggetti ignorando il contesto storico e delineando i personaggi come se fossero moderni. Si focalizza sul tema della repressione degli individui, in particolare delle donne, all’interno della tradizione autoritaria giapponese. In questo è evidente la mentalità del regista, permeata dagli ideali umanistici e illuministici di matrice occidentale. La grande sensibilità del regista per l’universo femminile, è stata oggetto anche della relazione di Roberta Novelli, dell’Università Ca’ Foscari, che ha fatto una lunga carrellata dei tanti, straordinari, ritratti di donne del suo cinema.
Grande risalto è stato dato all’originale stile di regia, della maturità artistica di Mizoguchi, fatto di piani sequenza e long take, inquadrature lunghe, secondo il principio "one take - one shot", “una scena – un taglio”. Dario Tomasi, dell’Università di Torino, ha evidenziato come questi elementi fossero in parte già presenti nei suoi film muti, anche se non ancora predominanti. Santos Zunzunegui, nel suo affascinante intervento, ha analizzato i plan-rouleau, i lunghi piani sequenza costruiti da movimenti laterali della macchina da presa. Con questa tecnica, Mizoguchi intendeva ricreare lo stesso effetto dello srotolamento degli emaki-mono. Si tratta dei rotoli di narrativa illustrata, considerati gli antenati dei manga perché abbinavano testo e immagine, che costituivano la letteratura di corte del periodo Heian (794-1185). Venivano letti srotolandoli in senso orizzontale, da destra verso sinistra come la scrittura giapponese.
Interessante anche la relazione di Giacomo Calorio sul fantastico nel cinema di Mizoguchi. Per Ugetsu monogatari (I racconti della luna pallida d'agosto), attinge ai tradizionali kaidan, le storie di fantasmi, in molte cose, a partire dall’ambientazione crepuscolare, ma evitando gli aspetti più orrorifici. La scena della traversata, in barca, del lago Biwa, all’interno di una brumosa atmosfera, è straordinaria in questo senso. Il realismo di partenza del film non è mai rinnegato, ma trasfigurato, il che si accorda con la nota concezione todoroviana del fantastico. Persino un horror di tendenza degli ultimi anni, come Dark Water di Nakata Hideo, cita il finale di Ugetsu monogatari, segno della grande influenza che ancora esercita il sensei Mizoguchi.
Non si può infine non citare quella che è stata la più curiosa rivelazione, riportata da Dario Tomasi, del convegno. Riguarda lo sceneggiatore, braccio destro, di Mizoguchi, Yoda Yoshikata. Yoda YoshikataIl nome Yoda non dice niente? Ebbene sì, è proprio a lui che è ispirato, anche nei lineamenti del volto, il personaggio di Yoda, il vecchio Jedi di Star Wars. Questo però contraddice con la vulgata che vuole la figura dell’anziano Jedi costruita dalla faccia di Albert Einstein e dalla parola sanscrita “Yoddha”, che significa “guerriero”. Chi avrà ragione? E il personaggio di Yogurt di Balle spaziali da dove viene?
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di eventualmente
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martedì, 19 febbraio 2008
Giornalismo cinematografico
E’ la volta di Mauro Gervasini, che terrà il corso dall’impegnativo titolo Gocce di inchiostro su pellicole roventi, per il 3° anno consecutivo alla Macchina dei Sogni. Il ciclo di 10 lezioni si propone di illustrare in maniera articolata tutte le possibilità dello "scrivere di cinema". Chiediamo a Mauro che sorprese ci riserverà quest’anno.

Come imposterai il tuo corso di giornalismo cinematografico?
Ormai siamo al 3° anno e la struttura è ben rodata, però non mancheranno evoluzioni importanti. Oltre a esplorare, come negli anni passati, le forme di scrittura e promozione cinematografica legate alla stampa (giornali generalisti e di settore), al web (siti dedicati al cinema) e agli uffici stampa, approderemo al mondo della radio. Prima novità. La seconda novità è un viaggio nell'universo delle strategie di comunicazione e promozione del film NON squisitamente cinematografiche.

Tipo The Blair Witch Project?
Più o meno…ma basta guardare un film appena uscito nelle sale che si intitola Cloverfield: è stato promosso solo attraverso Internet e con tecniche specifiche alternative come il viral marketing. Ne parleremo al corso. Verrà un ospite che si occupa professionalmente di questo tipo di promozione, Alessandro Folador, che ci introdurrà questo ulteriore ambito della scrittura cinematografica e di promozione del cinema. Personalmente parto dal presupposto che oggi è talmente difficile fare il giornalista culturale che più si allarga lo spettro della conoscenza dei modi di comunicazione e meglio è per la formazione personale.

I partecipanti saranno impegnati a scrivere?
Sì. Come gli altri anni ci saranno le due prove standard, ossia una recensione scritta e un articolo di presentazione. Poi dopo la lezione di case study dedicata all’analisi dettagliata di un film si potrà scrivere, questa volta in modo facoltativo, una riflessione sul film analizzato.

Se parliamo di te, quale attivitĂ  ti ha dato piĂą gusto?
Be’, il mio cuore batte per Film Tv, senza dubbio. Però ultimamente ho curato insieme a Federico Roncoroni una raccolta di saggi dal titolo Come il maiale. Piero Chiara e il cinema. Contiene saggi di Paolo Mereghetti, Alberto Pezzotta, e un trattamento inedito dello stesso Chiara. Devo dire che è stato appassionante.

Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di lio , incontri
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venerdì, 08 febbraio 2008
Scatola di Montaggio
Ed ecco a voi Tommaso Feraboli, montatore cinematografico, terrà anche quest’anno il Workshop di Scatola di Montaggio alla Macchina dei Sogni. Da domenica 2 marzo per tre week-end sarà tutto nostro! Approfittiamone.

Cosa ci racconterai al workshop?
Vi racconterò come si entra in una sala montaggio, come si organizza la sala, come arriva il materiale da montare e come è meglio organizzarlo e infine come si monta.

Più teoria o più pratica?
Entrambe. Un po’ di teoria cinematografica ci vuole e poi chiederò agli allievi di fare da montatori mentre io farò il tecnico per loro. Perché concentrarsi su come far funzionare Avid fa disperdere troppe energie che devono essere impiegate nelle scelte di montaggio. Lo scopo del corso è imparare cosa si deve fare di fronte a tante immagini da mettere insieme: scelte continue di stile, di modo, cosa tenere, cosa buttare.

Cosa farai tu e cosa Giacomo Gatti?
Giacomo, in quanto regista, analizzerà il linguaggio cinematografico dal punto di vista del montaggio naturalmente. Io spiegherò le parti più tecniche e farò vivere in pratica ciò che Giacomo ha spiegato in teoria.

Quale lavoro ti ha reso più fiero?
Be’, come montatore capita di lavorare con tanti tecnici e creare un bel rapporto di lavoro con loro è già di per sé una soddisfazione. Artisticamente sono molto contento dei miei cortometraggi, che ho montato solo per il gusto di farlo. Non ti dico i titoli ma si trovano inserendo il mio nome su IMDB.

Quali film consigli di vedere per arrivare preparati al Workshop?
Into the Wild e American Gangster. Propongono due linguaggi differenti tra loro, due stili di montaggio molto diversi ma la resa è ugualmente esemplare.
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lunedì, 04 febbraio 2008
Flex 85
Dopo mesi di silenzio mentale ho avuto un pensiero davvero provocatorio.

Il pensiero provocatorio è stato sicuramente causato da trauma cranico come accadeva nell’85 a Doc, ma il mio trauma cranico è molto più chic e non c’éntra coi lavandini, se ricordo bene.

La mia caduta con style è avvenuta infatti su pista nera di Vals – si, quella delle Therme di Zumthor, labirinti di design frequentati solo da architetti con l’artrite – grazie a visibilità zero, scarpone nuovo presuntuoso con flex* 85 manco facessi gare, complicità di uomo incosciente (‘Dai dai l’ultima pista dell’ultimo giorno anche se non si vede niente..dai’), sfiga da anno bisestile, sfiga in generale. Per fortuna la tuta nuova Kjus ne è uscita indenne.

Il pensiero provocatorio non è direttamente collegato alla neve farinosa, ma riguarda grandi temi universali.

Non è che tutta la Società di Oggi si regge sulla competizione?

La competizione è ovunque, come Scarlett Johansson.
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Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di ellen, lost in style
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giovedì, 24 gennaio 2008
Trailers & Manifesti
Max CrociDa buoni blogger abbiamo scucito un’intervista via e-mail al mitico Max Croci, ossia colui che terrà la prossima lezione-evento della Macchina dei Sogni che avrà luogo giovedì 31 gennaio dale 19.30 alle 22.30 presso la nostra sede. Inutile un’ulteriore presentazione: leggiamo cosa ci ha raccontato de sé e di cosa ci dirà.

- Ci faresti una breve anticipazione di cosa dirai all'evento speciale?
Parlerò dell'aspetto più commerciale della produzione di un film: la sua promozione. Si potrebbe ricostruire la storia del cinema - soprattutto quello americano - attraverso i manifesti cinematografici e i "prossimamente" che un tempo venivano proiettati nelle sale e che oggi affollano tv e internet. Prenderò in esame molti classici hollywoodiani.
Come venivano "venduti" al pubblico?
C'erano regole da seguire per creare un'immagine accattivante?
Chi ha creato le immagini pubblicitarie dei film che ancora oggi sono di riferimento?
Come si costruiva il trailer perfetto?
Come veniva adattato un trailer negli altri paesi?
Quanto e come è cambiata la promozione di un film?
Tra gli esempi più curiosi mostrerò trailers costruiti come cortometraggi, "prossimamente" strutturati come "making of" e trailers con testimonial d'eccezione come il regista stesso (vedi Hitchcock) o l'autore del romanzo da cui il film è tratto.

- Qual'è stato il tuo percorso artistico? La regia è sempre stato il tuo sogno?
Il mio percorso "artistico" inizia proprio dagli studi artistici e dall'immagine disegnata: illustratore e art director per la pubblicità. Ma è vero: il cinema è sempre stata la mia passione e ho realizzato il mio sogno nel '95 con un ironico cortometraggio, "Queen Be".
Poi sono arrivati altri corti (con il 2007 siamo a 12), molti spot pubblicitari e la tv: i documentari per Sky (Italia 70, il cinema a mano armata, L'Italia dei generi, Eros e cinema, Tracy&Hepburn e molti altri) e la sit-com "La strana coppia" con Luca&Paolo.

- Come hai iniziato a interessarti al mondo dei trailers? (E puoi scriverci per favore la pronuncia corretta di questa parola inglese che crea così tanti problemi agli italiani. Grazie!)
L'immagine grafica che accompagnava i film degli anni '50 ha da sempre esercitato su di me fascino e desiderio di emulazione, ai tempi del liceo ridisegnavo le mie locandine preferite. Ho scoperto invece il mondo dei trailers grazie a una maratona notturna di Italia 1 (temo fossero i primi anni '90...) e come prima cosa io e un mio amico abbiamo ridoppiato in chiave demenziale quello di "Viale del tramonto".
Allora non era facile recuperare o vedere i "prossimamente" (giusto in America erano presenti in qualche VHS a edizione speciale). Con la nascita dei DVD i trailers sono praticamente un bonus fisso per tutte le edizioni e questa è una meraviglia, non trovate?
Quanto alla pronuncia... Dovrebbe essere "tre(i)ler", all'americana. Vi rimando comunque a questo magnifico sito dove avraete la possibilità di sentirlo pronunciato perfettamente sia in inglese-USA che UK: www.wordreference.com/enit/trailer

- Perché ti definisci pigro?
Perché amo oziare davanti alla tv con un film e perché rimando sempre a domani quello che potrei/dovrei fare oggi.
Un esempio?
Non ho ancora scalettato tutti i trailers che intendo mostrarvi...
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martedì, 13 novembre 2007
Un quadro che vale una mostra
Un'occasione da non perdere. L'universale capolavoro di Antonello da Messina, l'Annunciata di Palermo, al Museo Diocesano è assolutamente da vedere.
E non lo dico per fare mera e commerciale pubblicità, dato che a me non viene in tasca nulla. Lo dico perché ci credo.
La Sicilia è lontana e non capita spesso di poter ammirare un'opera di così grande valore. La storia del pittore è ancora per molti versi un mistero e proprio per questo ancor più affascinante. Antonello è un artista fuori dagli schemi, che si forma in una terra lontana dai centri più attivi e famosi di produzione artistica della seconda metà del Quattrocento, la Sicilia e poi Napoli. Non ha avuto grandi maestri e ci si chiede da dove sia venuto tanto talento.
Antonello è un ottimo esempio di assorbimento di stimoli. Vede e conosce soprattutto l'arte non italiana, quella fiamminga, francese e spagnola. Ha contatti con Venezia, ma non si può dimostrare niente d'altro.
Ha mai visto opere di Piero della Francesca? O dei grandi toscani del periodo? Non si sa, probabilmente no. E allora è davvero geniale. Perché sperimenta, prova e riprova, emula e inventa. Sembra fiammingo per la qualità della pennellata e per l'uso massivo dell'olio come legante per i pigmenti, ma non è fiammingo.
Volumetrico e potente e, allo stesso tempo, delicato ed emozionante, sembra mettere insieme le istanze più diverse dell'arte del periodo. Con successo. L'Annunciata è un exemplum di queste sue capacità. Pone la Madonna di tre quarti come i protagonisti dei suoi già famosi ritratti, posa che deriva direttamente dal nord Europa, ma la costruisce con un'esattezza spaziale degna del miglior italiano. La perfezione formale, che spesso porta con sè freddezza di sentimenti, qui è invece accompagnata da una fortissima vibrazione emozionale.
Lo si capisce subito, alla prima occhiata.
Avevo già visto l'opera l'anno scorso a Roma, nella mostra al Quirinale dedicata all'artista. E mi sono ritrovata in lacrime.
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Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di roberta gnagnetti, scusi dovè il duomo
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lunedì, 21 maggio 2007
In punta di piedi e naso in su
Venerdì sera, in una galassia tanto tanto lontana, 14 impavidi decisero di affrontare l'ultima sfida della settimana: il Faust.
Emersi dalle profondità della metropolitana, condotti dalla sinusosità dei tram, trasportati dall'onda del traffico, da ogni dove arrivarono, pronti a ripagare il loro spirito guida del sacrificio tributato al guardiano (online, con carta di credito). Alcuni di loro, accortisi che la fame di sapere e di vedere e di catarsi era accompagnata dalla fame di.. cibo, si spinsero un po' più in là agli estremi margini delle terre libere in cerca di ristoro... e fu lotta all'ultimo toast.
Sfidarono poi con astuzia il destino giocandosi tutti i biglietti che avevano e riuscendo infine a raggiungere un compromesso dividendosi in piccole unità operative.
Arrivò il segnale, l'oscuramento era vicino: che la scomparsa dell'io abbia inizio!
Alcuni atti dopo, tra una boccata d'aria e l'altra, tutte le unità fanno rapporto, tutti sanno ma nessuno parla: quello che avevano visto non era che l'inizio.. raccogliete, oh eroici tutte le palline di pensieri felici (e anche di collirio) che avete e tenetevele ben strette..vi serviranno!
Quache atto dopo gli alcuni (atti) di prima, fu chiaro che non tutti ce l'avevano fatta; il territorio lasciato scoperto era stato presidiato da sconosciuti compagni di ventura. Ma non ci fu tempo per il ricordo, ben presto l'ormai noto segnale preannunciò il terzo e ultimo duello; il torneo avrebbe avuto il suo vincitore. E la lotta fu all'ultimo binocolo.
Dopo lo scrosciante applauso e l'atteso esodo di tutti gli astanti, nelle terre libere ormai non c'era più nessuno. Solo 7 i sopravvissuti, tutti con qualcosa di diverso negli occhi (secchezza?) e forse qualcosa in più nel cuore, ma le cronache questo non ce lo possono dire.
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giovedì, 10 maggio 2007
I collezionisti di titoli
A Milano
I COLLEZIONISTI DI TITOLI
L'esercitazione delle gocce fa parte di un piano più ampio di educazione cinematografica

Milano - Giovedì scorso nel covo della Macchina dei Sogni, le piccole gocce di inchiostro del corso di gionalismo cinematografico (per i profani il corso si intitola "gocce di inchiosto su pellicole roventi"), si sono cimentate nella titolazione di articoli altrui. In poco più di 10 minuti le fervide menti (in parta plasmate dal Deus ex Macchina) dirette da Mauro Gervasini, hanno sfornato centinaia di titoli da far invidia alle maggiori testate.
Per problemi legati alla privacy non è stato possibile avere un'anteprima di queste vere e proprie opere d'arte, che però saranno presto disponibili in DVD presso l 'edicola del cuore all'incrocio di Corso Genova - via DeAmicis. La pubblicazione di questi titoli verrà infatti inserita nel progetto di più ampio raggio "Empire e l'osservazione di sè: il cinema come percorso esistenziale e educativo"; questa creazione prenderà forma passando di mano in mano a tutte le geniali menti che partecipano ai corsi (attualmente giornalismo, documentario, regia) e compongono il grande ingranaggio della Macchina dei Sogni.
Per tutti coloro che volessero cimentarsi, in attesa, nell'arduo compito della titolazione ecco gli originali sui quali gli studenti si sono cimentati: "Winx: prima il Marchè poi il grande schermo", "La scomparsa di Jack Valenti", "Scorsese si specchia in "Nuovomondo"".

(eccoli scovati gli originali!...e devo dire che sono meglio i nostri..)
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di daily dreams, anna miceli
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martedì, 08 maggio 2007
Masticare teatro

Un posto dove scrivere di teatro contaminando la propria scrittura con gli attori e con gli altri autori, senza rinunciare alla propria autorialità. Questo è stato MASTICARE TEATRO, il workshop pratico di drammaturgia che ha visto impegnata la Macchina dei Sogni in due domeniche di primavera.
Per tutti uno stimolo iniziale: Un uomo. In una cucina. È sera tardi. Entra una donna.
E per tutti una scommessa: scrivere un breve atto unico che stesse in piedi da solo, confrontandosi con le regole principali della drammaturgia e con il sentire personale che rende unica ogni storia.
Così è stato fatto, aiutati da Edoardo Ribatto e Anna Bortoloso due attori professionisti, che hanno dato vita alle parole messe su carta, testandone teatralità ed efficacia.
Un tavolo, una candela, delle sedie e molte parole: scritte, recitate, dette e sussurate.
Un esperienza coinvolgente di scrittura per il teatro e di teatro recitato dove gli autori si sono confrontati immediatamente con la rappresentazione del proprio testo.
Un momento magico di creatività

I testi masticati:

L’ANATRA HA SEMPRE RAGIONE
"La vendetta è un piatto che va servito freddo. Ma come va cucinato? Un cuoco dongiovanni e la sua amante tradita lo scopriranno a proprie spese in una notte parigina, quando si accorgeranno che... solo l’anatra ha sempre ragione."
di Sara Pollini

DUE
Voleva fossero in due. Ad ogni costo
di Marcella Panseri 

UNO GNOMO DA GIARDINO NEL FRIGO
"Ho aperto la mano. C'era un vortice di coriandoli. Poi tanti altri"
di Guendalina Murroni

MATRIMONIO DI PASTA FROLLA
Versione 1: In cui la relazione matrimoniale è come la pastafrolla, si amalgama amorevolmente nel corso degli anni… in qualunque situazione!
Versione 2: In cui la relazione matrimoniale è un po’ come i biscotti di pastafrolla: se non sono maneggiati con cura, si spezzano!
di Anja Grubic

MEZZANOTTE AD ANGEL
Un passato che brucia tra i fumi di una pasta aglio olio e peperoncino
di Elisabetta Jucca

LA RICETTA
ovvero 'vorrei che fosse amore'
Un’esistenza notturna. Una cucina. Sul frigo, niente magneti.
di Daniela Pizzi

I SETTE LEGUMI
Un po' come la vita... appena credi di averci capito qualcosa ti rendi conto che è tutto esattamente l'opposto. Commedia o tragedia? Una battuta tira l'altra fino al momento della verità, il momento in cui tutto si scompone per ricominciare daccapo. Un po' come nella vita, appunto.
di UgoCesare Tonelli

ZUPPA
Un brodo in cui si fa sciogliere formaggio secco. E si racconta la propria vita.
di Claudia Milani

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martedì, 10 aprile 2007
Diario di una sala 2
A volte ritornano... all'Odeon

Hoplà!
Eccoci tornati all'odeon..degni di sala 8 stavolta.
"mazza che salto di qualità! però questa volta la simil sala aereo ce la meritiamo TUTTA, anzi colgo l'occasione per ringraziare l'odeon per aver concesso una sala con così tanti posti e con uno schermo visibile a Borat. Dovrei dire a Sacha Baron Coen? forse sì, ma non me la sento, preferisco pensare sia lui vero che parte da una vera città Kazaka, e va negli Usa...con tutto quello che ne consegue. (ma non diamo troppi meriti a questo piccolo giornalista sperduto, anche la 20th Century ha le sue COLPE). Beh dicevo, senza reiterare nella ormai superflua descrizione delle sale appendice dell'odeon, dicevo che tutto quello che segue ce lo siamo meritato."
Con mio grande rammarico le luci alla nostra entrata erano già spente, oltre ad avere difficoltà a trovare la fila giusta (che si è rivelata poi l'ultima, non abbiamo fatto molta strada..), mi sono chiesta se non fosse un modo per mantenere l'anonimato delle persone che hanno deciso di vedere il film... visto che potrebbero (e dovrebbero, anche se ci vado di mezzo anche io) essere vittime di violenze verbali e fisiche per questo.
Devo dire la verità, ho anche pensato che all'Odeon abbiano deciso di far infiltrare qualcuno nel nostro corso per fermare questi attentati alla loro integrità e che, letto il blog, capito che non avevano abbastanza prove per un'accusa, loro (ah, ahh! è un casting per lost...) abbiano temporeggiato tenendo al buio la sala; per l'anonimato e per evitare che qualcuno possa avere un attacco epilettico o claustrofobico.
E' vero che sui titoli di coda si sono accese; hum...questo in effetti è un particolare che mi ha fatto pensare che magari non c'era una cospirazione dietro a tutto questo... invece dopo svariati minuti di titoli di coda (e non sto parlando dei titoli di Lemony Snicket's, o di Cars, o del Gladiatore con Lisa Gerrad che ti strappa le lacrime anche se hai resistito fino a li...) la gente non si muoveva!
Questa è stata la prova!
Come perché..?
Avete mai visto un'intera sala che allo scattare dei titoli, all'accensione delle luci resta ferma ai propri posti? Io no, e io mi fido del mio istinto (si sente che sto vedendo 24 in questo periodo?); le luci si sono accese per non destare sospetti, tanto i capoccioni del cinema lo sapevano che dopo la visione tutti sarebbero stati così scossi da non riuscire a muoversi... tant'è che verso la fine ho visto una similguardia (come si chiamano? buttafuori? accompagatori d'uscita? traghettatori di anime perdute?) che entrava in sala, e che poi, ben piazzata davanti alla porta d'ingresso, (adesso che ci penso, non c'era mica una scritta che diceva tipo "lasciate ogni speranza o voi ch'entrate"?) ci dirigeva gridando "mantenete l'ordine, niente panico, è tutto sotto controllo" verso una diversa via d'uscita. Probabilmente per evitare che qualcuno del pubblico potesse dimostrare di essere stato lì e pretendesse i soldi del biglietto.
...e meno male che esistono i mercoledì.

"Ah, ma bisognava parlare anche del film?"
"No, no, questa è la rubrica delle sale."
"fiuuu, grazie!"
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di anna miceli, diario di una sala
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giovedì, 29 marzo 2007
Il Giuramento dei BlackBlockBusters
Capita...
A volte capita di guardarsi intorno in un'aula affollata da volti nuovi e scoprirsi immediatamente complici.
Capita...
A volte capita di scoprire che non siamo soli e improvvisamente i vicini di sedia diventano i migliori amici che non hai mai avuto.
Capita...
A volte capita che il proprio ingegno venga stimolato e diventi impaziente di (pro)creare un grande movimento.
Capita...


Capita che nascano i Black Block Busters una libera e democratica associazione di fanatici cinefili, con tanto di decalogo, manifesto e giuramento di fedeltà:

"Io giuro di sottostare al seguente elenco di regole elaborate e confermate
dai BlackBlockBusters...
”
  1. Maestro; autore; regista; cineasta (è possibile trovarlo anche come quaraquaqua) sono le 4 categorie che definiscono l’uomo incaricato della definizione di un film
  2. Il 1941...sempre con un inchino immaginario (ma anche no) ricordiamo i natali di Citizen Kane
  3. Colin Farrell ci fa e non ci è
  4. Ozu filma tutto a 55 cm da terra...e chi non ci sta(va), si attacca(va)
  5. Tutto è sottoposto a stretto giudizio personale, ma non ammettiamo pregiudizi (tranne che per Muccino)
  6. Muccino è un cineasta e non gli possono dare la sala 1 all’odeon
  7. Siccome qui la democrazia fa solo finta di esistere sottocriviamo in quanto gruppo armato che un film è un buon film se e solo se c’è un pesce
  8. Noi siamo a conoscenza della (passata...vero?!) esistenza del luma..e ringraziamoDario Argento per averne fatto uso solo in un periodo per lui particolarmente difficile (vero..?!)
  9. Dichiareremo e smascheremo Docu e Moku..e innalziamo Werner Herzog comemiglior dispensatore di buone auree e pensieri (ma in cuor nostro speriamo chenessun’altro cominci da piccolo come i nani..)
  10. 2001 odissea nello spazio non è un film lento perché racconta la storia dell’umanità...
“... Io giuro di far ciò con tutti i mezzi possibili ed al costo di ogni buon gusto e ogni
considerazione estetica
”
Milano, 26 marzo 2007
Created by Anna Miceli
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di daily dreams, anna miceli
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martedì, 20 marzo 2007
Una petizione per il diritto allo studio
Capita spesso di imbattersi in rete in petizioni e appelli sui più svariati argomenti.
Alzi la mano chi non abbia aderito almeno una volta, anche solo si fosse trattato della richiesta di non cancellare la propria serie tv preferita.
In effetti, nonostante il grande numero di iniziative del genere e la facilità con cui Internet le può veicolare, capita raramente di imbattersi in battaglie dal grande impatto sociale.
E' questo invece il caso della petizione promossa da ANITEL (Associazione Nazionale Insegnanti Tutor e-Learning) che nel proprio sito si batte per eliminare il pagamento alla SIAE del copyright sul materiale protetto da diritti d'autore nel campo della formazione, dell'insegnamento e della cultura senza fini di lucro.
L'iniziativa nasce come reazione ad un pesante intervento sanzionatorio della SIAE nei confronti di un docente di scuola media, Enrico Galavotti, reo di aver mostrato delle opere d’arte ai suoi studenti.
Macchina dei Sogni e gli ingegni impazienti di Cerini da Viaggio, aderiscono alla petizione che a tutt’oggi conta ben oltre 7 mila firme.

PER LEGGERE E SOTTOSCRIVERE LA PETIZIONE >>>
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di sarathehutt, webdrome
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mercoledì, 14 marzo 2007
diario di una sala
Iniziamo una nuova rubrica dedicata alla fruizione cinematografica.
In che sala di Milano avete visto il tal film? E come vi siete trovati?
Il primo "Diario di una sala" è dedicato alla sala 10 dell'Odeon, storica multisala dietro al Duomo.

- Allora stasera ci facciamo Diario di uno scandalo
- Ok, 7.30 all'Odeon
 
Piccolo schermo Devo dire che è bello vedere così tanta gente al cinema (soprattutto considerando che si tratta di un martedì).
Intanto che aspetto in coda alla cassa guardo lo schermino per controllare la situazione...scorro la lista di film... Sala 1, Saturno contro (..uhm..sala1?? Ambra Angiolini? si, lo so che è Ozpetek però la sala1...!!), vabbè. Ok la sala 1 ce la siamo giocata... Vado avanti a leggere i titoli: StepUp, Una notte al museo, Scrivimi una canzone, Hannibal (ma non l'hanno già fatto? Il prossimo sarà la storia del feto di Hannibal, con la faccia di Anthony), Mi fido di te, La ricerca della felicità... ed ecco che all'ultimo spunta Diario di uno scandalo... okey, respira finché puoi, siamo in sala 10.
Quattro candidature all'oscar, miglior colonna sonora, miglior sceneggiatura non originale, miglior attrice protagonista, miglior attrice non protagonista. Judi Dench, pluri candidata all'oscar, vincitrice per Shakeaspeare in Love. Cate Blanchett, indimenticabile Elizabeth per cui vince il Golden Globe, ottiene una nomination all'oscar, che poi vince con The Aviator. Insomma attrici di razza che vengono proprio dalla scuola di Muccino: ho letto in un'intervista che vorrebbero recitare insieme a Scamarcio e, se non fosse possibile, almeno con Ale e Franz. :-)
Ma a noi checce frega, l'importante è che possiamo almeno vederlo sto film, giusto?
- Sala 10, qui a destra.
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Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di anna miceli, diario di una sala
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lunedì, 12 marzo 2007
Una serata davvero HORROR!
Un post di trascrizione: appunti di una lezione (col valore aggiunto delle note ipertestuali)
di Giampiero Raganelli

Alberto Pezzotta, critico da tanti anni sulla cresta dell’onda, autore di importanti saggi su Mario Bava, Damiano Damiani, sul cinema di Hong Kong e coautore delle memorabili minirecensioni di Vivimilano, ha intrattenuto il folto pubblico della Macchina dei Sogni con un’interessante conferenza. Tema della serata: il cinema di genere italiano da La maschera del Demonio (1) di Mario Bava (2) (1960) a L’uccello dalle piume di cristallo (3) di Dario Argento (4) (1970).
Alberto inizia citando lo storico saggio di Todorov (5) sul fantastico: una storia può definirsi fantastica solo quando non ha spiegazioni né naturali (altrimenti rientra nell’ambito dello strano) né soprannaturali (viceversa siamo nel campo del meraviglioso).
La maschera del demonio (1), prima importante regia per Mario Bava (2), rientra nel meraviglioso. Già dalle prime sequenze di questo film, tratto dal racconto Il Vij di Gogol (6), si possono vedere alcune delle caratteristiche della regia di Bava: un uso della profondità di campo (7) degno di Wilder (8); lunghi carrelli di stampo classico (nello stile di Ophüls (9) e di Cocteau (10)); ricorso allo zoom (tecnica adottata per la prima volta in Italia da Rossellini (10) in Era notte a Roma (11)).
La sua consapevolezza autoriale si rivela in un omaggio a Murnau (12): una sequenza con una carrozza che attraversa un bosco, girata in ralenti, ne richiama una analoga del Nosferatu (13), dove al contrario la scena era accelerata: la citazione non è quindi letterale.
La maschera del demonio è circolato fino a poco tempo fa in una copia con un rullo montato per un errore in un punto sbagliato: il risultato era una scena diurna inserita in un contesto notturno. Ciò ha dato origine ad una serie di fraintendimenti come da autocritica di Pezzotta che, nel suo Castoro su Bava, parlava di logica temporale estranea a quella naturalistica: “Nel film di Bava è giorno e notte contemporaneamente. Non solo: molte sequenze sembrano bagnate da una luce senza ora, una luce onirica come quella del sogno di Il posto delle fragole (14) di Bergman (15) o di La bella e la bestia (16) di Cocteau (8)”. La corretta successione delle scene è stata ripristinata nelle recente edizione italiana in dvd.
La maschera del Demonio (1) fu accolto molto male dalla critica italiana, al contrario di quella francese; darà il via al filone dell’horror italiano, con una ventina di titoli tra il ’60 e il ’66. Star incontrastata del genere l’attrice, di origine inglese, Barbara Steele (17), nonostante i suoi tentativi di uscire dal cliché (ebbe una parte in 8½(16), ma sarà usata da Joe Dante (18) in Piranha (19) come omaggio a quella stagione fortunata del cinema gotico).
Bava però non prosegui subito nel filone da lui inaugurato, ma realizzò un peplum, Ercole al centro della terra (20), un film di ambientazione vichinga, Gli invasori (21), un fantasy, Le meraviglie di Aladino (22).
Fu inoltre assistente di Raoul Walsh (23) per Esther e il re (23). Nel 1963 realizzò La ragazza che sapeva troppo (25), thriller giallo-rosa che costituisce l’archetipo del thriller all’italiana. Tornerà all’horror con La frusta e il corpo (26), e I tre volti della paura (27).
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Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di incontri
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venerdì, 23 febbraio 2007
SANGUE E DESIDERIO: Il Cinema Italiano dall'Horror al Thriller
giovedì 1° Marzo | ore 19.20 – 22.30
EVENTO DAVVERO IMPERDIBILE con ALBERTO PEZZOTTA

SANGUE E DESIDERIO: IL CINEMA ITALIANO DALL'HORROR AL THRILLER

1960: La maschera del demonio di Mario Bava.
1970: L'uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento.
Due film che sembrano nascere dal nulla, e modificano profondamente il cinema popolare italiano, e non solo, generando due generi dalla lunga storia: l'horror gotico e il thriller.
Si parlerà anche del cinema popolare che si è mosso attorno a questi autori: per mostrare la ricchezza di una produzione che oggi va rivista e studiata evitando sia gli snobismi sia gli entusiasmi superficiali dei cultori del trash.

L'incontro si terrà presso:
MOOVIE - TEATRO 5
Via Ascanio Sforza 37 - Milano
Metro: linea verde Famagosta
Linee urbane: 3; 15; 59; 71; 90; 91; 95

Informazioni ed iscrizioni:
Tel. 02/8357215  - E-mail: info@macchinadeisogni.org
Entrata su prenotazione Prenotate il vostro posto tramite e-mail o telefonicamente!
Quota di partecipazione 10 euro
Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di segnalazioni
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lunedì, 19 febbraio 2007
Bambole, ovvero quello strano mondo fatto di star e fashion
C’è un momento nella vita di ogni donna che cambia definitivamente il corso degli eventi, ed è quando si abbandonano le bambole. È un momento forse ancora più importante del menarca, anche se spesso è concomitante, perché è lì, quando si prende in mano la bambola e non si sa che farsene, che la mente ha preso nuove strade definitive.
Oh, i segnali c’erano già stati. La Barbie, fino ad allora pilota indomita di macchine sportive rosa e proprietaria di camper decorati a fiori, da qualche tempo è diventata una vogliosa sporcacciona. Il Ken le sta sempre addosso, e nessuno dei due porta la biancheria intima a mostrare, almeno, un minimo di decenza. Nel bel bagno di plastica viola, con vere bolle di sapone nella vasca, si consumano gli amplessi più lussuriosi. Per non parlare delle orge tra il bambolotto, di solito uno solo nella collezione, e il resto delle varie Barbie o Skipper, a cui magari crescono pure i seni girando opportunamente il braccio.
Insomma, prima di finirla con le bambole c’è la fase sesso simulato, poco prima di prendere il tutto e metterlo nel classico scatolone destinato all’esilio in cantina. Con grande sollievo della mamma, la quale finalmente può riprendersi i due ripiani dell’armadio che erano stati adibiti a casa della bionda snodabile californiana (perché non si è accorta di quanto vi è successo fino a quel momento).
Ma c’è una cosa che nel cervello di ogni ex bambina, o futura donna, non smette mai di creare fascino: il cambio dei vestiti. La dipendenza da Barbie non nasce tanto dai vari accessori, quanto dai suoi meravigliosi abiti, vera croce per il portafoglio dei genitori. Perché tutte le femmine, siano esse di piccole dimensioni o adulte, adorano giocare con il look. Il proprio o con quello dei figli, la materializzazione in carne e ossa dei giocattoli dell’infanzia.
Succede che chi non ha potuto sbizzarrirsi con le Barbie l’ha fatto con le figurine di carta. Donnine ritagliabili da abbigliare con un guardaroba altrettanto cartaceo. Un gioco che rappresentava un surrogato, ammettiamolo. E che oggi sembra essere passato di moda, almeno nella sua versione fisica.
C’è quindi chi ha pensato di trasferirlo in un ambiente virtuale. Si chiama Stardoll.com, ed è una community per adolescenti a cui si offre la possibilità di vestire le star.

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Cerino incendiato dall'ingegno impaziente di silvia antonini, webdrome
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